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CAPITOLO III COMPRENSIONE DELLA NATURA E COMPRENSIONE DELL'UOMO NELLE FILOSOFIE DEL V SECOLO |
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1. L'importanza del metodo di ricerca e la nascita della logica scientifica 2. Metematica, fisica e logica nella scuola di Elea 3. Un filosofo che «turba i sonni degli scienziati» 4. Uno schema troppo semplice per una realtà molto complessa 5. Amore e odio, principi di tutte le cose 6. Un fisico che parla della mente e della mano 7. Medicina e matematica tra filosofia, tecnica e musica 8. Capire e agire bene è il fine dell'uomo libero
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4.
Uno schema troppo semplice per una realtà molto più complessa
Con Empedocle di Agrigento, Anassagora di Clazòmene e Democrito di Abdera inizierebbe, secondo la storiografia tradizionale, una nuova tendenza della filosofia presocratica, quella del "pluralismo". Dopo un primo momento caratterizzato dal "monismo" rappresentato dalla scuola ionica, cioè da una concezione che poneva alla base della realtà una sola archè, un solo principio (acqua o aria); dopo la "battaglia" tra Parmenide ed Eraclito, sostenitori di una realtà immobile o di una realtà in continuo divenire, i "pluralisti" avrebbero elaborato delle dottrine capaci di risolvere tutti i problemi e le difficoltà emergenti dalle posizioni degli ionici, di risolvere il contrasto tra essere e divenire proprio della contrapposizione Parmenide-Eraclito, semplicemente coll'aumentare il numero delle archài, cioè dei principi primi della realtà, quattro per Empedocle, infiniti per Anassagora e per Democrito. Questo schema, che in parte risale ad Aristotele e si spiega, come abbiamo già accennato, con la centralità che nella sua ricerca assumeva il problema dell'arché, è rimasto in vigore fino a non molti anni fa; oggi non viene piú accettato da quasi tutti gli studiosi dei presocratici, sia perché contiene delle vere e proprie inesattezze storiche, sia perché rappresenta una forzatura e una semplificazione eccessive di un periodo culturalmente tanto complesso come quello dei due secoli che precedettero Platone. Ed infatti, da un lato assistiamo - in piena epoca "monistica" - ad una posizione decisamente pluralista come quella dei pitagorici; da un altro lato non è possibile parlare, come abbiamo visto, di una opposizione tra Parmenide ed Eraclito, molti essendo i punti di contatto tra le loro visioni del mondo; ed infine non è possibile applicare semplicisticamente la problematica dell'archè, nei termini in cui è impostata da Aristotele, ai pensatori che l'hanno preceduto. Oggi si tende piuttosto a considerare questi pensatori del V secolo
non più come una specie di "pedine" di una problematica
filosofica che passa quasi sulla loro testa, portando con sé delle
domande costanti (l'essere è uno o è molti? il mondo è
nato o è eterno? e cosí via) di cui essi incarnerebbero
delle risposte-tipo, quanto i rappresentanti significativi di un'epoca
in cui la cultura filosofica si va progressivamente estendendo dalla periferia
del mondo greco (Ionia, Magna Grecia) a quello che sarà per un
certo periodo il centro della vita culturale, e cioè Atene. In
questo suo estendersi anche geografico, la cultura filosofica diventa
sempre piú complessa e si arricchisce di nuove connotazioni che
in parte sono il frutto di originali ripensamenti delle dottrine precedenti
(come per esempio iil "pitagorismo" e il "parmenidismo"
di Empedocle, o il "parmenidismo" di Democrito), in parte sono
l'acquisizione al metodo scientifico e razionale d'indagine di campi nei
quali fino ad allora aveva predominato una mentalità fantastica
o superstiziosa (come per esempio la medicina di Ippocrate di Cos). Giungendo
in Atene, con Anassagora, che fu la figura piú eminente del circolo
culturale e politico che si raccoglieva intorno a Pericle, la filosofia
e la scienza greche hanno assunto delle caratteristiche specifiche e perfino
delle connotazioni "tecniche" - di metodo, di impostazione di
problemi - che le distinguono ormai nettamente dalle altre forme di attività
culturale. Se con Empedocle noi abbiamo l'ultimo grande esempio della
poesia naturalistica greca, in cui mirabilmente si fondono alta poeticità
e profondità di riflessione (qualche studioso ha chiamato Empedocle
il Goethe dell'antichità), con Anassagora abbiamo anche il primo
caso drammatico dello scontro tra la nuova visione filosofica e scientifica
della realtà e la vecchia mentalità religiosa e mitologica;
con Democrito, infine, abbiamo il primo grande esempio di un modello razionale
della realtà alla cui costruzione concorrono in pari misura il
metodo matematico, quello fisico e quello filosofico. |
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