STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO III

COMPRENSIONE DELLA NATURA E COMPRENSIONE DELL'UOMO NELLE FILOSOFIE DEL V SECOLO

1. L'importanza del metodo di ricerca e la nascita della logica scientifica

2. Metematica, fisica e logica nella scuola di Elea

3. Un filosofo che «turba i sonni degli scienziati»

4. Uno schema troppo semplice per una realtà molto complessa

5. Amore e odio, principi di tutte le cose

6. Un fisico che parla della mente e della mano

7. Medicina e matematica tra filosofia, tecnica e musica

8. Capire e agire bene è il fine dell'uomo libero

 

 

3. Un filosofo che "turba i sonni degli scienziati"

Anche della vita di Eraclito di Efeso (530/520-470/460 arca) non sappiamo quasi nulla, ad eccezione del fatto che molto probabilmente si ritirò dalla vita politica della sua città quando ne fu esiliato il suo amico Ermodoro, capo del partito aristocratico e filopersiano (479/8). Non sappiamo se dopo quest'episodio rimase nella sua città. Eraclito scrisse un libro, in prosa, per il quale la tradizione ci ha conservato il solito titolo - comune a tutte le opere dei presocratici - Sulla Natura, del quale a sono rimasti piú di cento frammenti. È molto difficile ricostruire il pensiero di Eraclito, non perché si abbiano dubbi sulla autenticità dei suoi frammenti, ma perché essi a sono pervenuti assolutamente privi di ogni contesto testuale e per di piú sono tutti molto brevi. A ciò si aggiunga il fatto che lo stile di Eraclito è uno stile di per sé difficile e non molto chiaro (già Aristotele chiamava Eraclito "l'oscuro"), fatto com'è di costrutti slegati e spezzati e fortemente influenzato dallo stile oracolare e dal linguaggio allusivo. Tutto ciò spiega come della filosofia di Eraclito si siano date - e si continuino ancor oggi a dare - interpretazioni le piú diverse e contrastanti e come sulla sua connotazione filosofica siano sorte ben presto delle vere e proprie "leggende". Una di queste è la sua contrapposizione a Parmenide mentre questi avrebbe sostenuto la tesi dell'immobilità della realtà (e abbiamo visto che non è così), Eraclito avrebbe sostenuto invece la tesi dell'etemo divenire della realtà: panta rèi, tutto scorre, come le acque di un fiume che non sono mai le stesse. La critica moderna ha fatto giustizia di questa tesi notando anzitutto che la dottrina del panta rèi non compare affatto nei frammenti autentici di Eraclito, bensí risale agli eraclitei del tempo di Platone (specialmente Cratilo), e poi che i frammenti cosiddetti "del fiume" vanno interpretati non alla luce di questa dottrina, ma come espressioni dell'altra dottrina - autenticamente eraclitea - della tensione dei contrari, come vedremo fra poco.
C'è un frammento di Eraclito nel quale compare per la prima volta il termine "filosofi" e si delinea il compito della filosofia:

E necessario infatti che i filosofi (letteralmente: gli uomini che amano la sapienza) siano certamente esperti di molte cose. (DK 22 B 35)

Senonché, questo "essere esperti" di molte cose non è semplicemente il sapere tante cose proprio di chi si ferma alle apparenze immediate senza penetrare il senso autentico della realtà, come fanno i poeti, che nelle loro opere trattano infatti di tutto, fanno professione di polymathìa (= multiscienza), ma ben poco comprendono: così Omero, Esiodo, Pitagora. Eraclito, come già Parmenide, ha delle parole molto dure nei confronti della moltitudine degli uomini, incapaci di comprendere la verità delle cose:

La maggior parte degli uomini non intendono tali cose, quanti in esse si imbattono, e neppure apprendendole le conoscono, pur se ad essi sembra; (DK 22 B 17)

Qual è infatti la loro mente e la loro intelligenza? danno retta agli aedi popolari e si valgono della folla come maestra, senza sapere che i molti non valgono nulla e solo i pochi sono buoni; (DK 22 B 104)

e dichiara aristocraticamente che

Uno è per me diecimila, se è il migliore. (DK 22 B 49)

La maggioranza degli uomini, quindi, non comprende il mondo in cui vive, non comprende la verità delle cose che pure "usa" quotidianamente, non comprende il significato auténtico delle sue azioni e dei suoi discorsi d'ogni giorno; la maggioranza degli uomini vive dormendo: pur essendo sveglia ed agendo come se fosse sveglia, in effetti dorme, perché i suoi occhi sono chiusi alla verità. Ma qual è questo significato autentico, qual è questa verità? È il logos eterno che è al fondo delle cose, che si manifesta solo nel profondo e non alla superficie delle cose od alle menti superficiali.

Di questo logos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benché infatti tutte le cose accadano secondo questo logos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole e opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com'è. Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo.
(DK 22 B 1)

Da questo logos, con il quale soprattutto continuamente sono in rapporto e che governa tutte le cose, essi discordano e le cose in cui ogni giorno s'imbattono essi le considerano estranee. (DK 22 B 72)

Il termine greco logos che usa Eraclito non può essere tradotto in italiano con una sola parola; esso infatti significa - ed Eraclito lo usa consapevolmente in questa pluralità di significati - "ragione", "discorso", "parola", ma anche "dottrina", perfino il "libro" stesso in cui questa dottrina è espressa; ma soprattutto significa la legge universale che regola l'accadere di tutte le cose.

Quest'ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dèi o tra gli uomini, ma sempre era è e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura; (DK 22 B 30)

Un'unica cosa è la saggezza, comprendere la ragione per la quale tutto è governato attraverso tutto. (DK 22 B 41)

Sembra dunque che nella considerazione di questa legge eterna della realtà, che deve essere colta al di là delle apparenze immediate, Eraclito si muova nel solco degli interessi e dell'indirizzo propri della scuola ionica, ed infatti è stato considerato da alcuni studiosi come un seguace di questa scuola. Ma in effetti il logos di Eraclito non è la lineare e razionale (la non-contraddittoria) legge scientifica della realtà esso è piuttosto la contraddittorietà profonda che è al di sotto dell'apparente linearità, è una continua tensione di opposti che ci si rivela non appena ed ogni volta che andiamo al di là dell'apparenza; il logos è sí quindi la legge della realtà, ma è una legge che consiste nella continua presenza e lotta di elementi contrastanti. "Svegliarsi" alla verità significa quindi cogliere la contrarietà profonda di tutto ciò che appare semplice e lineare; ecco perché Eraclito assimila il logos al fuoco, perché il fuoco è e non è allo stesso tempo sempre lo stesso, ed ecco perché può dichiarare che

Pòlemos (la guerra) è padre di tutte le cose, di tutte re. (DK 22 B 53)

(Il dio) è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco; (DK 22 B 67)

Bisogna però sapere che la guerra è comune a tutte le cose, che la giustizia è contesa e che tutto accade secondo contesa e necessita. (DK 22 B 80)

Ed è proprio questa continua tensione dei contrari che si manifesta in ogni cosa, è proprio questa "guerra" profonda che costituisce la vera realtà di ciò che appare pacifico, che costituisce la vera "armonia nascosta " delle cose:

L'opposto concorde e dai discordi bellissima armonia. (DK 22 B 8)

Non comprendono come, pur discordando in se stesso, è concorde: armonia contrastante, come quella dell'arco e della lira; (DK 22 B 51)

L'armonia nascosta vale piú di quella che appare. (DK 22 B 54)

Anche i cosiddetti frammenti del fiume, piú che esprimere il perenne fluire di una realtà che non è mai la stessa perché cambia continuamente (concetto forse posteriore ad Eraclito di arca un secolo), esprimono proprio la dottrina della tensione degli opposti:

Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo; (DK 22 B 49a)

Acque sempre diverse scorrono per coloro che s'immergono negli stessi fiumi.
(DK 22 B 12)

Essere in grado di cogliere la natura profonda della realtà non è da tutti, come abbiamo visto: se Eraclito ha dure parole nei confronti degli uomini che non riescono a comprendere il logos, critica altrettanto fortemente la loro piatta morale e le loro quotidiane abitudini:

Se la felicità s'identifica con i piaceri del corpo, diremo felici i buoi quando trovano cicerchie da mangiare; (DK 22 B 4)

Rispetto a tutte le altre una sola cosa preferiscono "i migliori: la gloria eterna rispetto alle cose caduche: i piú invece pensano solo a saziarsi come bestie.
(DK 22 B 29)

Una forte tensione intellettuale, necessaria per cogliere la natura profonda delle cose, quella natura che "ama nascondersi" agli occhi dei più; un senso ed un atteggiamento aristocratici che caratterizzano sia la ricerca della verità sia una norma di condotta che non sia piatta e volgare; una mentalità che individua il complesso e l'ambiguo laddove in genere non si vede che il semplice ed il chiaro: sono queste le note salienti che emergono dalla dottrina dell' «oscuro» di Efeso e che fecero dire a Socrate, al quale fu chiesto un parere sul libro di Eraclito: "Ciò che ho capito è eccellente, e penso che lo sia anche ciò che non ho capito; ma forse bisognerebbe essere un tuffatore delio", cioè essere capaci di andare molto piú in profondità. Dal punto di vista del pensiero scientifico, come giustamente ha notato uno studioso contemporaneo, Eraclito "è e rimane un pensatore non scientifico. Però in ogni epoca egli torna a turbare i sonni degli scienziati. Ha richiamato l'attenzione su quanto siano in realtà misteriosi ed ambigui gli oggetti naturali, per quanto essi possano apparire familiari ed ovvi. Solo per mezzo del logos, egli dice, possiamo ricavarne un senso, che è assai profondo. Questa consapevolezza, da allora, non è mai andata perduta, se non in periodi di pensiero dogmatico e semplicista" (De Santillana).

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