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CAPITOLO III COMPRENSIONE DELLA NATURA E COMPRENSIONE DELL'UOMO NELLE FILOSOFIE DEL V SECOLO |
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1. L'importanza del metodo di ricerca e la nascita della logica scientifica 2. Metematica, fisica e logica nella scuola di Elea 3. Un filosofo che «turba i sonni degli scienziati» 4. Uno schema troppo semplice per una realtà molto complessa 5. Amore e odio, principi di tutte le cose 6. Un fisico che parla della mente e della mano 7. Medicina e matematica tra filosofia, tecnica e musica 8. Capire e agire bene è il fine dell'uomo libero
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1.
L'importanza del metodo di ricerca e la nascita della logica scientifica
Parmenide di Elea (520-440 circa a.C.) è il primo tra i presocratici del quale possediamo un po' di piú delle scheletriche notizie che avevamo invece dei pensatori precedenti. Non sappiamo molto di lui: partecipò attivamente alla vita politica della sua città (insieme 'al discepolo Zenone), alla quale dette probabiimente anche una legislazione. Nei suoi ultimi anni, secondo una testimonianza platonica, compí insieme a Zenone un viaggio ad Atene, dove incontrò Socrate allora giovanissimo. Di Parmenide ci sono stati trasmessi circa 160 versi di un poema intitolato Sulla Natura, e questo ci permette di' verificare ed in parte di correggere l'immagine della sua filosofia che la tradizione - molte volte polemica nei suoi confronti - ci ha tramandato, a partire da Platone. Questi, infatti, ha interpretato la filosofia di Parmenide come una conoscenza esclusivamente razionale, contrapponendo quindi un'astratta "verità" alle "opinioni" dei molti. Quest'interpretazione, chiaramente funzionale alla filosofia dello stesso Platone, ha tuttavia pesato per moltissimo tempo sulla tradizione parmenidea; essa oggi non è piú sostenibile, in base ad un riesame senza preconcetti dei frammenti di Parmenide. Parmenide non si discosta infatti da quella intuizione fondamentale, propria già dei pensatori ionici, della realtà intesa come un tutto omogeneo, uno, eterno e continuo, all'interno della quale soltanto hanno un senso e una spiegazione i molteplici fenomeni col loro divenire e col loro cambiare. Questa intuizione viene però da Parmenide arricchita da una serie di considerazioni sul metodo della ricerca che ne fanno il padre del metodo e della ricerca scientifici ed insieme l'iniziatore delle indagini sulla logica. Da un lato, quindi, c'è la realtà intesa nella sua totalità, che Parmenide chiama tò eòn (= ciò che è):
"Ciò che è", quindi, non può né nascere né perire, non ha passato né futuro, perché è, esiste, nel senso piú pieno della parola, e al di fuori di esso non c'è né è possibile null'altro; "ciò che è" è la realtà intesa nella sua totalità. Con un rigore logico di cui non avevamo testimonianze prima di lui, Parmenide deduce e dimostra tutta la serie di sémata (= segni), cioè delle caratteristiche di ciò che è: esso e ingenerato e indistruttibile, esente da mutamento e fuori del tempo, omogeneo, uno, continuo, indivisibile. Questo tutto è anche qualcosa di finito e di omogeneo, simile ad una sfera
Dall'altro, all'interno di questo tutto, c'è la serie dei fenomeni particolari, con sémata tutti diversi, la serie delle cose che sono oggetto dell'esperienza dell'uomo, la serie di tutto ciò che nasce, si sviluppa e muore.
Ma la novità piú importante di Parmenide consiste, come abbiamo accennato, nell'aver stabilito la differenza di metodo con il quale l'uomo deve costruire il suo discorso, un metodo che è diverso a seconda che si parli di tò eòn o di tà eònta, cioè di "ciò che è" o delle "cose che sono". I sémata della prima via, infatti, non possono essere confusi con quelli della seconda nascita e morte, che sono "concetti incomprensibili" se si parla di ciò che è, sono invece i soli concetti pienamente adeguati a spiegare le cose che sono; il tempo, che non può essere applicato a ciò che è, è invece la sola misura possibile per le cose che sono; il concetto di unità, che è iI concetto fondamentale di ciò che è, dev'essere sostituito da quello della dualità degli elementi che compongono la struttura di tutte le cose che sono. Da un lato quindi c'è l'errore che consiste nel parlare di tò eòn col dargli
dall'altro lato c'è la necessità di considerare tà eònta come il risultato dell'incontro e del rapporto equilibrato tra i due elementi fondamentali, che Parmenide chiama luce e notte
E Parmenide ha delle parole molto dure nei confronti di coloro che non sanno operare questa distinzione e confondono i due metodi, chiamandoli "uomini sordi e ciechi, storditi, gente che non sa giudicare", "uomini con due teste", gente che usa vuote parole e non sa usare il proprio logos, la propria ragione. Ma critica anche coloro che non sanno trarre un senso dalle proprie esperienze, che si disperdono nella varietà e molteplicità delle esperienze senza riuscire a vedere il legame necessario che le unisce, la legge che governa il loro esistere e le connette logicamente le une alle altre:
In questo consiste appunto il valore scientifico della posizione di Parmenide, nella convinzione cioè che la legge con la quale il pensiero opera nel costruire la sua organizzazione delle esperienze, la legge con cui connette le cose, la legge che regola la sua stessa struttura, è la stessa legge che opera nella realtà, che connette realmente le cose, che costituisce la struttura della stessa realtà:
Perché l'uomo è strettamente unito alla natura; se l'uomo è l'unico animale che "comprende", come diceva Alcmeone, mentre gli altri animali possono avere solo delle percezioni, è anche vero che il corpo e la mente dell'uomo sono strettamente collegati; lo stesso "pensare", che è caratteristica specifica dell'uomo, è allo stesso tempo l'espressione della costituzionalità organica dell'uomo: la mente - l'attività conoscitiva - è in rapporto a ciò che l'uomo
Non solo non c'è frattura quindi tra ragione e sensibilità,
tra conoscenza razionale ed esperienza sensibile, ma il pensiero costituisce
per Parmenide la coscienza del corpo, e cioè non solo la possibilità
di conoscere se stessi, ma anche la possibilità - data la fondamentale
omogeneità dell'uomo con la natura - di conoscere mondo tutto.
Di fronte ad una cultura sapienziale, che si trasmette in circoli chiusi
di privilegiati, che si tramanda e si accetta senza discussione, il programma
ambizioso ed orgoglioso di Parmenide è il primo che rivendichi
pienamente all'uomo la possibilità di "apprendere" ogni
cosa, di indagare e conoscer "tutto in tutti i sensi". |
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