STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO II

COSMOLOGIA E ANTOPOLOGIA NEI PRIMI PENSATORI GRECI

1.Le idee «filosofiche» in Oriente e in Grecia prima della «filosofia»

2.In che senso Telete può essere considerato il primo filosofo

3. Il programma scientifico della scuola ionica

4.Politica, religione, filosofia e scienza nei primi pitagorici

5. Anche la poesia abbandona le certezze dogmatiche

 

5. Anche la poesia abbandona le certezze dogmatiche

Gli Ionia avevano scritto le loro opere in prosa, rompendo una tradizione culturale che si basava essenzialmente sulla forma letteraria della poesia, come forma piú adatta alla trasmissione delle idee in una civiltà ancora fortemente illetterata e fondata perciò su una cultura orale. Con essi era nata quindi la prosa scientifica e filosofica. Con Senofane di Colofone (570/65-475/70), anch'egli di origine ionica, assistiamo invece alla nascita di un nuovo genere di poesia che, pur conservando i metri e i modi della poesia tradizionale, si riempie di contenuti nuovi (dall'etica alla teologia, dalla politica alle scienze naturali) ed è pervasa da uno spirito nuovo. Senofane apre cosí la strada ai grandi poemi naturali del secolo successivo, quelli di Parmenide di Elea e di Empedocle di Agrigento.

Costretto a lasciare Colofone quando la città cadde sotto il dominio del mêdo Arpago, nel 540 (oppure, secondo altre testimonianze, quando la Ionia fu sottomessa dai Persiani, nel 545), all'età di venticinque anni, Senofane condusse una vita errabonda attraverso le città della Grecia e della Magna Grecia, e morì vecchissimo. Come gli Ionici, anche Senofane si preoccupò nella sua poesia di spiegare i fenomeni naturali, i venti, i fiumi, le nubi, il fenomeno dell'arcobaleno. Sostenne in particolare che il sole è formato da una quantità enorme di scintille che si riuniscono insieme e che brillano appunto a causa del loro continuo movimento; di questa teoria, ripresa forse da Anassimandro, che il movimento produce accensioni, si serví per spiegare quella specie di stelle, che appaiono sopra le navi, chiamate Dioscuri (cioè i cosiddetti fuochi di S. Elmo) e che sarebbero appunto delle piccole nuvole che brillano a causa di un particolare movimento. Anche per Senofane il cosmo è uno, eterno ed esente da mutamento, è il tutto, al cui interno si dispiega l'infinita varietà degli esseri particolari e determinati, soggetti al divenire, alla nasata ed, alla morte. In tal modo le due affermazioni, apparentemente in contraddizione, che

nulla nasce né perisce né si muove (DK 21 A 33)

e che

tutto ciò che nasce è perituro (DK 21 A 1)

si spiegano perfettamente. Se pensiamo all'universo intero come ad una totalità, i cui elementi componenti esistono da sempre, allora nulla nasce e nulla si distrugge; se pensiamo invece ai vari fenomeni che all'interno di esso si verificano grazie al continuo movimento degli elementi fondamentali delle cose, al loro comporsi e scomporsi, allora dobbiamo concludere che tutto ciò che nasce è destinato a morire. Cosí anche la terra e tutti i mondi che nascono e muoiono nell'universo hanno una loro storia, una storia naturale che è possibile decifrare attraverso prove concrete. Per quanto ne sappiamo, Senofane è stato il primo ad utilizzare i resti fossili di animali come testimonianze per la ricostruzione della storia naturale della terra:

Senofane ritiene che si verifichi mescolanza della terra col mare e che la terra col tempo venga disciolta dall'elemento umido. Dice di avere queste prove, che nella terra ferma e nei monti si trovano delle impronte di pesci e di foche... Dice che questo è avvenuto quando anticamente tutto fu ridotto a fango e che l'impronta nel fango si è disseccata. Dice che la specie umana scompare quando la terra, sprofondatasi nel mare, diventa fango, che poi di nuovo la terra ricomincia a formarsi, e che tale è la trasformazione a cui tutti i mondi sono soggetti.
(DK 21 A 33)

Nell'ambito di questa concezione pienamente naturalistica non possono trovare posto le tradizionali concezioni poetiche e mitologiche della divinità, che Senofane infatti critica fortemente:

Omero ed Esiodo hanno attribuito agli dei tutto quanto presso gli uomini è oggetto di onta e di biasimo: rubare, fare adulterio e ingannarsi reciprocamente,
(DK 21 B 11)

come critica pure il diffuso atteggiamento antropomorfico:

Ma se i buoi e i cavalli e i leoni avessero mani e potessero con le loro mani disegnare e fare ciò appunto che gli uomini fanno, i cavalli disegnerebbero figure di dei simili ai cavalli e i buoi simili ai buoi, e farebbero corpi foggiati cosi come ciascuno di loro è foggiato; (DK 21 B 15)

Gli Etiopi dicono che i loro dei sono camusi e neri, i Traci che sono cerulei di occhi e rossi di capelli, (DK 21 B 16)

mentre invece la divinità è una e va concepita in maniera del tutto differente dalla costituzione corporea dell'uomo:

Uno, dio, tra gli dei e tra gli uomini il piú grande, né per aspetto simile ai mortali, né per intelligenza; (DK 21 B 23)

Tutto intero vede, tutto intero pensa, tutto intero ode; (DK 21 B 24)

Ma senza fatica con la forza del pensiero tutto muove. (DK 21 B 25)

Questa concezione del divino in Senofane non porta dunque ad una contrapposizione tra ciò che è materiale e ciò che è spirituale (contrapposizione che non si trova in nessuno dei presocratici), quanto alla considerazione di un dio al quale non si possono attribuire degli organi veri e propri di sensazione, come voleva la comune opinione: porta alla considerazione di un Dio che è là forza unitaria e onnipresente della natura, pur essendo idealmente distinta da essa.
Senofane ebbe pure una nobile concezione della sapienza e di cultura della cultura, viste non come delle certezze dogmatiche valide per sempre,

Il certo nessuno mai lo ha colto né alcuno ci sarà che lo colga e relativamente agli dei e relativamente a tutte le cose di cui parlo... Perché a tutti è dato solo l'opinare, (DK 21 s 34)

ma come il risultato di una faticosa conquista, che non è dono divino ma solo continua e progressiva costruzione umana

Non è che da principio gli dei abbiano rivelato tutte le cose ai mortali, ma col tempo essi cercando ritrovano il meglio. (DK 21 B 18)

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