STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO II

COSMOLOGIA E ANTOPOLOGIA NEI PRIMI PENSATORI GRECI

1.Le idee «filosofiche» in Oriente e in Grecia prima della «filosofia»

2.In che senso Telete può essere considerato il primo filosofo

3. Il programma scientifico della scuola ionica

4.Politica, religione, filosofia e scienza nei primi pitagorici

5. Anche la poesia abbandona le certezze dogmatiche

 

3. Il programma scientifico della scuola ionica

Talete è stato ritenuto a lungo il fondatore ed il caposcuola della prima "scuola filosofica" della Grecia, quella di Mileto, detta anche scuola ionica perché Mileto si trovava appunto nella Ionia In realtà oggi si mette in dubbio che Talete e gli altri due pensatori ionici, Anassimandro ed Anassimene, siano appartenuti ad una vera e propria scuola filosofica. Comunque, quando parliamo di scuole filosofiche dell'antichità, intendiamo qualcosa di diverso da ciò che s'intende oggi: esse rappresentavano non soltanto un comun indirizzo di pensiero o un comune atteggiamento metodologico e culturale, ma delle vere e proprie associazioni tra hetàiroi (= compagni) che avevano in comune anche ideali politici, religiosi, morali ed a volte anche i beni materiali dei componenti. Certo è che, anche se è dubbio che gli Ionici abbiano formato una scuola, essi si mossero in uno stesso ambiente culturale ed assunsero atteggiamènti simili di fronte alla ricerca sul mondo naturale.

Di Anassimandro (610/9-547/6) non sappiamo nulla circa la vita: probabilmente scrisse un libro intitolato Intorno alla natura, un trattato di geografia astronomica e terrestre, in cui esponeva anche le sue idee sull'origine dell'uomo. Nella sua opera, Anassimandro si preoccupava di descrivere e spiegare fenomeni naturali come i tuoni, le folgori i lampi i turbini i venti ed offriva probabilmente una teoria della storia naturale dell'universo e della terra


Dicono che dapprima tutta la zona intorno alla terra era umida, ma poi fu seccata dal sole e la parte evaporata dicono che produsse i venti, le rivoluzioni del sole e della luna, mentre quella che rimase fu il mare... (DK 12 A 27)

Anche qui abbiamo, in luogo delle vecchie teogonie, spiegazioni razionali dell'ordine della natura e dei fenomeni che in essa si verificano. E questa razionalizzazione dell'universo si esprimeva, in Anassimandro, anche nell'esigenza di misurare e di tradurre graficamente e plasticamente i risultati delle proprie osservazioni e misure. Egli costruí infatti degli orologi, uno gnomone (= squadra) per misurare i solstizi e gli equinozi, delle carte geografiche con i contorni delle terre abitate, forse anche una sfera che riproduceva i moti degli astri intorno alla terra. Cosí egli potè giungere a trovare un rapporto fra le grandezze e le distanze e a stabilire che il sole è una sfera grande ventotto volte la terra e che il tramonto mattutino delle Pleiadi awiene 31 giorni dopo l'equinozio d'autunno. Non ha importanza, naturalmente, che le misure di Anassimandro non corrispondano alle nostre: il fatto importante è che egli abbia pensato l'universo come un qualcosa di misurabile, di soggetto a leggi universali perfettamente comprensibili e non a forze misteriose o alla volontà di esseri divini: In tal modo concretamente nasceva un nuovo modo di vedere le cose, scientifico e razionale e non piú mitologico.

Anassimandro concepí l'universo come un tutto unico ed eterno, immobile in se stesso, e lo chiamò àpeiron (= indefinito), perché non era possibile pensarlo in termini di fenomeni particolari. Ma all'interno dell'àpeiron, grazie ad un movimento anch'esso eterno, si produce l'infinita varietà dei fenomeni particolari, dei péirata (= fenomeni finiti, limitati, da péiras, che vuol dire appunto limite), dei mondi che costellano l'universo, e, all'interno di ciascuno di essi, dei monti, dei fiumi dei venti, dei mari, delle specie viventi e dell'uomo. Ecco perché l'indefinito è la condizione del finito, delle cose che acquistano una propria fisionomia particolare proprio perché assumono dei limiti precisi che le differenziano da tutti gli altri finiti: in questo senso il finito si distacca, si separa dall'àpeiron:

Secondo lui, quindi, la nascita delle cose avviene per distacco dei contrari dall'indefinito a causa dell'eterno movimento. (DK 12 A 9)

Egli affermò che l'indefinito aveva la causa completa della nascita e della distruzione di tutto: di lì, egli dice, si sono separati i cieli e in generale tutti i mondi, che sono infiniti. Sosteneva che la distruzione e, molto prima, la nascita dei mondi avviene perché sono soggetti, tutti, da tempo infinito al movimento rotatorio.
(DK 12 A 10)

Dall'indefinito tutte le cose provengono e in questo tutte si distruggono. Perciò si formano mondi infiniti e poi si distruggono in ciò da cui vengono. (DK 12 A 14)

Anche l'àpeiron anassimandreo fu interpretato da Aristotele come il principio, con queste argomentazioni filosofiche che molto probabilmente erano del tutto estranee alla mentalità di Anassimandro:

A ragione essi fanno dell'infinito un principio, perché non è possibile che esso esista invano e che abbia altro valore che quello di principio. In realtà ogni cosa o è principio o deriva da un principio: ma dell'infinito non c'è principio, ché sarebbe il suo limite. Inoltre è ingenerato e incorruttibile, in quanto è un principio, perché di necessità ogni cosa generata deve avere una fine e c'è un termine di ogni distruzione. (DK 12 A 15)

Alla storia universale, comunque, di una natura che tutto accoglie in sé, in cui ogni cosa nasce e muore secondo il ritmo del tempo (Anassimandro chiama "tempo ciò che determina la generazione, l'esistenza e la distruzione dei mondi": DK 12 A 11), non si sottrae nessun essere, e neanche l'uomo, che non è una creatura privilegiata nell'ordine dell'universo. Anassimandro ebbe, secondo alcune testimonianze, l'importante intuizione di una evoluzione delle specie viventi - specie umana compresa - da specie di ordine inferiore:

Anassimandro sostiene che i primi viventi furono generati nell'umido, avvolti in membrane spinose e che col passare del tempo dopo mutarono genere di vita.
Anassimandro di Mileto afferma che dall'acqua e dalla terra riscaldata nacquero o dei pesci o degli animali molto simili ai pesci; in questi concrebbero gli uomini, e i feti vi rimasero rinchiusi fino alla pubertà. Quando questi si spezzarono, allora finalmente ne uscirono uomini e donne che potevano già nutrirsi. (DK 12 A 30)

Dice pure che da principio l'uomo fu generato da animali di altra specie.
(DK 12 A 10)

In una sfera analoga di interessi e di ricerche si muove pure l'opera di Anassimene (585/80-528/24) di Mileto, secondo alcuni discepolo, secondo altri amico di Anassimandro. Anassimene è studioso di fenomeni meteorologia - la pioggia il vento l'arcobaleno - e di geografia terrestre. Sostiene che la terra è piatta, e questa sua forma è il motivo della sua stabilità;

Anassimene dice che la terra, quand'è bagnata e disseccata, si spacca e di conseguenza, poiché le falde che si staccano precipitano nelle crepe, è scossa dal terremoto. Perciò i terremoti avvengono nei periodi di siccità e anche in quelli di grandi piogge. (DK 13 A 21)

Anche per Anassimene l'universo è formato degli stessi elementi, e non c'è differenza qualitativa quindi fra la terra e gli astri le stelle sono di natura ignea o, per meglio dire, sono costituite da un fuoco che abbraccia i corpi;di natura terrosa; si muovono nel loro moto intorno alla terra non al di sotto di essa, ma intorno ad essa. Ed anche per Anassimene esiste una materia eterna, infinita, dotata di un movimento proprio, dalla quale si originano tutte le cose e della quale sono formate tutte le cose. Solo che, a differenza di Anassimandro, questa sostanza, anche se illimitata nella quantità, e cioè infinita, e dotata di qualità specifiche, ed è lo pnéuma (= aria, soffio).

Anassimene, figlio di Euristrato, milesio, fu amico di Anassimandro. Anch'egli dice che una è la sostanza che fa da sostrato e infinita, come l'altro, ma non indeterminata come quello, bensí determinata - la chiama aria. L'aria differisce nelle sostanze per rarefazione e condensazione. Rarefacendosi diventa fuoco, condensandosi vento, e poi nuvola, e crescendo la condensazione, acqua e poi terra e poi pietre; e il resto da questo. Anch'egli suppone eterno il movimento mediante il quale si ha la trasformazione. (DK 13 A 5)

Questa importante e chiara testimonianza di Simplicio, insieme all'unico frammento della sua opera che a è rimasto,

Come l'anima nostra, che è aria, ci tiene insieme, cosí il soffio e l'aria abbracciano tutto il mondo. (DK 13 B 2)

ci dicono che Anassimene pensò allo pnéuma come ad una specie di respiro dell'universo, per analogia col corpo umano che di tutte le parti che lo compongono forma un unico organismo solo finché è in grado di respirare: così anche il pnéuma mantiene la coesione fra le varie parti del cosmo. Tutte le cose, quindi, non sono altro che aria che assume forme e qualità diverse a seconda della quantità di rarefazione e di condensazione che in ciascuna di esse si realizza. Spiegando la qualità delle diverse specie di materia mediante la qualità di materia primordiale e sostenendo che "il movimento esiste fin dall'eternità", cioè che è un fatto basilare che non richiede spiegazioni, "la scuola milesia - scrive uno studioso contemporaneo - raggiunse il suo risultato piú elevato. In tale breve affermazione infatti è racchiusa la quintessenza della scienza dai tempi di Anassimene ai nostri giorni".

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