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CAPITOLO II COSMOLOGIA E ANTOPOLOGIA NEI PRIMI PENSATORI GRECI |
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1.Le idee «filosofiche» in Oriente e in Grecia prima della «filosofia» 2.In che senso Telete può essere considerato il primo filosofo 3. Il programma scientifico della scuola ionica 4.Politica, religione, filosofia e scienza nei primi pitagorici 5. Anche la poesia abbandona le certezze dogmatiche
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2. In che senso Talete può essere considerato
il primo filosofo
Sia pure schematicamente, abbiamo accennato agli elementi culturali e storia piú importanti per spiegarci la "nascita" della filosofia nella Grecia del VII secolo, a Mileto: una forma di vita economica e politica molto piú dinamica di quella del passato; l'ambiente della città con le sue leggi scritte e con i dibattiti, le critiche, le discussioni e le polemiche connaturate al nuovo regime democratico delle assemblee; l'incontro ed il confronto con culture diverse, con diverse mentalità e diversi modi di concepire il mondo e l'uomo; il peso e l'influenza di una tradizione mitica e religiosa secolare; l'affermarsi sempre piú evidente di una cultura greca con caratteristiche sue proprie, e cioè il rilievo dato alla individualità, l'ansia di nuove scoperte, l'amore per la discussione e per la critica, una mentalità aperta e non schiava della tradizione. Il confluire di tutti questi elementi dette agli uomini di Mileto una nuova consapevolezza: la coscienza che il sapere e la conoscenza aumentano enormemente le capacità e le possibilità dell'uomo, anche se essi non chiamarono "filosofia" e "scienza" il proprio modo di vedere le cose. Fu Aristotele infatti nel IV secolo che per la prima volta contrappose chiaramente questa nuova maniera scientifica e razionale di interpretare il mondo all'antica maniera narrativa e mitica, e chiamò filosofi (o fisiologi, cioè studiosi della natura) coloro che adottavano la prima, mitologi coloro che adottavano la seconda. Filosofo e fisiologo fu - secondo la testimonianza aristotelica - Talete di Mileto, vissuto probabilmente tra il 641 ed il 546 a.C. Di Talete non possediamo alcuno scritto e molto poco sappiamo sulla sua vita: partecipò alla lotta delle colonie ioniche alleate del re di Lidia Creso contro Ciro, re dei Persiani. Una delle piú antiche testimonianze su di lui, quella dello storico Erodoto (V secolo), ci dice che proprio in quest'occasione avrebbe deviato il corso di un fiume per consentire il passaggio dell'esercito di Creso. Sempre durante questa guerra, nel 585 a.C., avvenne un'eclisse di sole che Talete aveva predetto esattamente. Ecco la testimonianza di Erodoto :
Poter predire un'eclissi significava possedere la capacità di usare tavole astronomiche, che già la cultura mesopotamica aveva elaborato con attente e precise osservazioni; ma Talete probabilmente andò oltre, elaborando una vera e propria teoria delle eclissi:
Nella visione di Talete quindi non esistono miracoli: si tratta di osservare i fenomeni naturali e di interpretarli facendo ricorso a cause interne alla natura stessa e non a spiegazioni fantastiche o mitiche. In una testimonianza di Seneca (I sec d.C.) leggiamo che Talete
Osservando e studiando l'universo, allora, si scoprirà che gli astri non sono divinità, ma corpi composti della stessa materia di cui sono composti quelli che cadono sotto la nostra esperienza:
Ma Talete fu anche uno studioso di geometria: dimostrò che il cerchio è diviso in due parti uguali dal diametro; scoprì che gli angoli alla base di ogni triangolo isoscele sono uguali, dimostrando quindi il teorema sulle rette parallele che ancora oggi porta il suo nome. Sulla base di una testimonianza aristotelica, Talete è stato ritenuto per molto tempo il primo filosofo perché si è posto per la prima volta il problema dell'arché (= principio) delle cose, e questo è appunto un problema schiettamente filosofico. Ecco la testimonianza di Aristotele:
Senonché, gli studiosi moderni hanno giustamente messo in luce
che la dottrina dell'arché, quale è qui formulata
da Aristotele, e cioè come una sostanza che permane identica nel
variare e nel divenire della molteplicità dei fenomeni, è
una dottrina molto piú aristotelica che taletiana. Ma se è
vero che Talete molto probabilmente non si pone il problema del principio
nei termini in cui se lo porrà Aristotele, è anche vero
però che la stessa testimonianza aristotelica a dà delle
preziose indicazioni sulla "novità" della mentalità
di Talete rispetto a quella espressa dalle antiche cosmogonie orientali
e greche, le quali pure affermavano che da Oceano si generavano tutte
le cose. Affermando che l'acqua è il fondamento di tutte le cose
"perché" il nutrimento delle cose e i semi di
tutte le cose sono umidi, Talete dimostra di usare già una mentalità
che sa combinare insieme l'osservazione, l'esperienza e il ragionamento,
che sa cioè passare dall'osservazione dei casi particolari alla
legge generale; una mentalità, quindi, diversa da quella dei mitologi,
che affermava ma non spiegava, che si limitava a comunicare delle "verità"
che dovevano essere credute anche se non potevano essere provate. La spiegazione
di Talete dei terremoti è non solo la negazione dell'idea che sia
la volontà di Poseidone a far sussultare la terra con il suo tridente,
ma è anche la scoperta di una legge che regola non questo terremoto
qui ed ora, ma tutti i possibili terremoti; è inoltre una legge
che può essere compresa da tutti e dimostrata ogni volta che il
fenomeno si verifica, perché il terremoto non è piú
un qualche cosa che va spiegato dai sacerdoti con delle motivazioni che
possono essere volta a volta diverse. Ed è proprio questo tipo
di mentalità che è alla base della scienza della
natura e della filosofia, quali ancora noi oggi le intendiamo. |
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