STORIA DELLE  FILOSOFIE

CAPITOLO I

IL PROBLEMA DELLE ORIGINI DELLA FILOSOFIA

1. Cosa significa indagare sulla nascita della filosofia?

2. L'indagine storica sui primi filosofi

3. Tecnica e scienza prima dei Greci

4. Il nuovo ambiente storico della Grecia antica:la città e la legge

5. la cultura in Grecia «prima» della filosofia: dal mito alla scienza?

6. «Filosofia presocratica» o «filosofi presocratici»? Il problema della trasmissione del loro pensiero

4. Il nuovo ambiente storico della Grecia antica: la città e la legge.

È appunto di fronte a questa massa, notevole per quantità, di conoscenze e di acquisizioni tecniche che bisognerà spiegare la nascita di qualcosa di "nuovo" nella civiltà greca del VI-V secolo. Bisognerà, cioè, rifarsi agli antecedenti immediati di questo nuovo ambiente storico. Essi sono il crollo della civiltà micenea, i primi anni dell'età del ferro, l'impoverimento materiale e culturale verificatosi intorno all'anno 1.000
In questo periodo inizia quell'emigrazione dal continente greco verso le coste dell'Asia Minore prima, e verso Occidente poi, sulle coste dell'Italia meridionale, che va sotto il nome di "colonizzazione greca". L'organizzazione politica del mondo greco tra il secolo X ed il IX a.C. era grosso modo quella rispecchiata nei poemi omerici: una miriade di piccoli principi le cui funzioni fondamentali erano quelle di amministrare la giustizia e di condurre la guerra. Base economica del potere politico, il possesso della terra. Ma, a partire dal secolo VIII, si assiste ad una "svolta" nella vita e nella stessa mentalità dei Greci, testimoniata tra l'altro dall'incremento del commercio e dalla evoluzione delle arti visive. Ruolo fondamentale in questa svolta ebbero appunto le colonie greche quelle dell'Asia, a contatto diretto con i paesi e le civiltà piú progredite dell'Oriente, conobbero un notevole sviluppo artistico e letterario (nelle isole della Ionia nacque la poesia lirica greca con Simonide, Alceo, Saffo, Anacreonte); le colonie dell'Occidente, a loro volta, con la loro economia basata molto piú sul commercio e sugli scambi che sulla semplice produzione agricola, fornirono dei nuovi modelli politici (solo per breve tempo in queste colonie prevalsero governi di nobili e di grandi proprietari terrieri, che poi furono rapidamente sostituiti da forme di governo piú democratiche). Molto indicativa è la comparsa, nella lingua greca tra il VII ed il VI secolo a.C., del termine "barbaro". In origine questo termine non aveva carica negativa né era dispregiativo, in quanto significava semplicemente "non greco"; tuttavia il termine era significativo del fatto che i Greci andavano assumendo man mano una propria identità culturale, e cioè la coscienza di una differenza tra Grecia e popoli che, seppur civilissimi, tuttavia " Greci " non erano.

L'evoluzione sociale e politica di questo periodo si fa sempre piú rapida: Il passaggio del potere "reale" dalle famiglie dei principi a quelle dei nobili e poi da queste ad una classe mercantile e commerciale sempre piú attiva, significava l'allargamento della base sociale del potere politico ad una classe piú numerosa di cittadini benestanti e tuttavia non legati alla cerchia della nobiltà. Espressione politica caratteristica di questo fatto fu la comparsa, durante il VII secolo, della figura del tyrannos. Le tirannidi sorsero infatti proprio nelle città piú sviluppate economicamente ed il loro governo segnò in genere un periodo di prosperità economica e di splendore. Tuttavia il governo dei tiranni rappresentò solo una parentesi nella storia greca; affermatesi in quasi tutte le città dal secolo VII, le tirannidi sparirono gradualmente dagli inizi del VI secolo a.C.: avevano preparato l'ascesa di nuove classi sociali e di nuove forme di organizzazione politica.

Nello stesso secolo VI, quasi a simboleggiare la fine definitiva del regime monarchico e nobiliare, si assiste alla comparsa delle leggi scritte: evento di per sé non nuovo nella storia (basti pensare alle civiltà mesopotamiche), ma la cui importanza era data dal fatto che queste leggi non erano ritenute piú l'espressione di comandamenti divini mediati dalla persona del sovrano, bensí l'espressione della volontà politica della classe dei "cittadini", all'interno della quale erano sottoposte all'approvazione della maggioranza. (Bisogna ricordare che non tutti gli abitanti della città erano cittadini", bensí solo gli uomini liberi fin dalla nasata: donne, schiavi e stranieri -cioè Greci nati in altre città- non partecipavano affatto alla vita politica, ed anche i cittadini piú poveri avevano ben poca opportunità di far valere realmente la propria voce nelle assemblee). Leggi comunque non piú immutabili, ma passibili di discussioni, di critica e di modifica: la graduale comparsa delle leggi scritte corre parallela alla trasformazione della società greca in una società tipicamente urbana, una società di città (pòleis). Questo comportava anche un cambiamento di mentalità: la fedeltà al capo ereditario, alla famiglia nobiliare, lentamente si indebolisce e viene sostituita dalla fedeltà alla polis, alla città, al corpo cittadino.

La polis greca non si distingueva dai cittadini che la componevano: era una comunità di uomini liberi che decideva autonomamente su ogni questione di interesse generale. In essa, fondamentali erano il dibattito, la discussione, la critica, strumenti necessari ed indispensabili per poter partecipare all'assemblea popolare e per poter parlare nei tribunali. Ma dibattito e critica presuppongono appunto una mentalità che non si accontenta della tradizione, del consenso generale o della fama di un grande maestro: come nell'assemblea o nel tribunale la discussione va condotta appellandosi ai principi di legge od a ragioni generali, cosí i Greci ora si trovano di fronte alla tradizione culturale propria ed a quella delle altre civiltà
e le affrontano secondo un metodo che sia in grado di distinguere ciò che è ragionevole e razionale da ciò che non lo è.

Le leggi scritte come espressione di condizioni di vita umane e non di comandamenti divini; una vita economica e politica dinamica e non statica; l'ambiente della città come forma di vita, tipica della società dell'uomo, non opposta ma distinta dall'ambiente "naturale" che è lo scenario comune anche ad altre forme di vita, il dibattito; la critica; una mentalità che non si accontenta della tradizione e non ne accoglie passivamente le forme culturali (il mito, la religione), ma ne ricerca sempre e comunque una spiegazione, il perché: ecco alcuni importanti elementi che rappresentano le condizioni ambientali di quel fenomeno storico che fu la "nascita" della filosofia e della scienza greche. È in quest'ambiente infatti che maturano e poi rapidamente si sviluppano quella nuova mentalità e quella nuova forma culturale che chiamiamo appunto "filosofia" e " scienza ".

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