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CAPITOLO I IL PROBLEMA DELLE ORIGINI DELLA FILOSOFIA |
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1. Cosa significa indagare sulla nascita della filosofia? 2. L'indagine storica sui primi filosofi 3. Tecnica e scienza prima dei Greci 4. Il nuovo ambiente storico della Grecia antica:la città e la legge 5. la cultura in Grecia «prima» della filosofia: dal mito alla scienza? |
3.
Tecnica e scienza prima dei Greci
Per giustificare in effetti l'affermazione che filosofia e scienza sono nate in Grecia tra il VI e il V secolo a.C., c'è bisogno innanzitutto di render conto di quell'enorme patrimonio di tecniche, di conoscenze e di idee che fu proprio della cultura greca pre?scientifica e delle culture pre?greche, ed in particolare di quella egiziana e di quelle mesopotamiche. Naturalmente non possiamo soffermarci in questa sede sulle vicende storiche e culturali di quelle società faremo solo dei rapidi accenni, e bisognerà che il giovane richiami alla memoria quanto ha già studiato nei corsi di storia degli anni precedenti. Una vecchia tesi di alcuni storici della filosofia che si erano occupati dei rapporti tra la cultura e la speculazione orientali e la filosofia e la scienza greche era che, mentre l'Oriente aveva prodotto civiltà esclusivamente "materiali", in cui predominavano gli aspetti "tecnici", la Grecia invece avrebbe operato un totale rivoluzionamento dei modi di pensare tradizionali operando il "salto" da un tipo di civiltà materiale ad un tipo di civiltà "spirituale" in cui predominano la speculazione disinteressata e la pura teoria queste sarebbero appunto le caratteristiche proprie della scienza e della filosofia. E' questa la tesi del "miracolo greco": l'"esplosione" del pensiero greco, quasi che in ciascun popolo fossero connaturate certe caratteristiche indipendentemente dalle situazioni storiche nelle quali esse si manifestano. Così gli Egiziani ed i Babilonesi non sarebbero stati in grado di "filosofare" perché troppo vincolati agli interessi pratici e concreti della vita, mentre solo i Greci, naturalmente disposti all'apprendimento ed alla conoscenza, avrebbero potuto creare forme nuove di cultura prive di qualsiasi implicazione utilitaria. Questa tesi del miracolo greco trovava in fondo un suo antecedente storico proprio nella cultura greca: il grande filosofo Platone, nel IV secolo a.C., aveva distinto proprio in tal modo i Greci dagli altri popoli, basandosi su di una classificazione del loro carattere naturale e delle loro indoli. Per Platone gli Egiziani ed i Fenici hanno un animo philochrématon, cioè attaccato alle ricchezze e agli interessi piú materiali della vita; i Traci e gli Sciti hanno un animo thymoeidès, cioè irascibile, facile preda delle passioni; mentre solo i Greci hanno un animo philomathés, cioè disposto alla conoscenza inteIIettuale. Naturalmente una simile tesi non costituisce affatto una spiegazione del perché proprio nella Grecia e proprio in quel periodo si verificò quell'evento culturale nuovo che noi appunto indichiamo come la "nascita" della filosofia e della scienza. Tanto piú che essa non spiega appunto perché filosofia e scienza non ci furono in civiltà pur tanto progredite o nella stessa Grecia prima del VI-V secolo. Non possiamo naturalmente
qui che accennare soltanto alle discussioni su questo problema: gli studiosi
che non accettano la tesi del "miracolo greco" mettono giustamente
in luce che non si può parlare delle civiltà pre-greche
come di civiltà che possiedono soltanto cognizioni tecniche,
perché la tecnica ha implicita in sé una scienza, è
portatrice di scienza, e quindi anche in un certo senso di filosofia,
se per filosofia si vuole intendere la consapevolezza dei problemi e la
capacità di applicare ai casi concreti osservazioni razionali generali.
Cosí una tecnologia capace di estrarre metalli da minerali, di
scoprire metodi perfezionati di filatura e tessitura, di impiegare il
tornio nell'arte della ceramica, di inventare e di utilizzare razionalmente
sistemi di irrigazione (tutte scoperte che possono farsi risalire a partire
perlomeno dal 3.000 a.C.); tutto ciò non può rappresentare
esclusivamente il "lato puramente materiale" di una civiltà
o la caratteristica di una civiltà "puramente materiale",
perché dietro queste tecniche c'è una capacità di
organizzazione e di sistemazione di tutta una serie di conoscenze e di
osservazioni razionali. Per esempio, le tavolette di Pinches (del 2.000
circa a.C.), documento della civiltà mesopotamica, affrontano e
risolvono un problema che solo piú tardi si porrà ai Greci,
e cioè quello del rapporto tra la diagonale ed il lato del rettangolo;
ma soprattutto testimoniano una conquista delle civiltà mesopotamiche
nel campo della matematica, alla quale i Greci piú tardi non sapranno
giungere, e cioè la "notazione di posizione". In base
a questa, le unità prefisse indicano ordini superiori (p.e. decine)
e quelle suffisse rappresentano ordini inferiori (p.e. unità);
fatto, questo, che rese possibile il raggiungimento di notevoli livelli
nel calcolo aritmetico e nell'algebra, in particolare nella costruzione
e nella soluzione di equazioni di secondo grado. E ancora, l'applicazione
del calcolo matematico allo studio degli astri, l'invenzione di una serie
di strumenti come lo gnomone (lo stilo degli orologi solari o lunari)
ed il polos (una specie di orologio solare), con i quali i babilonesi
individuarono con precisione equinozi e solstizi, ore e gradi di inclinazione
dell'eclittica, permisero tutta una serie di osservazioni astronomiche
accurate. Con queste tecniche e con queste osservazioni i babilonesi giunsero
a predire con relativa esattezza le eclissi lunari, e gli egiziani elaborarono
quello che è stato definito da uno dei piú grandi studiosi
di scienza dell'antichità "l'unico intelligente calendario
della storia". Ancora in Egitto, la scienza matematica, quale ci
è testimoniata dal papiro Rhind del II millennio a.C., era in grado
di compiere complesse operazioni aritmetiche e geometriche sui numeri
interi, sulle frazioni, sulle potenze e sulle radici; mentre la scienza
medica (papiro Smith del 1.600 a.C.) aveva raggiunto livelli notevolissimi
ed anche in campi di delicata chirurgia, come la chirurgia cranica, in
un periodo nel quale si credeva generalmente non superata la fase delle
pratiche magiche. |
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