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CAPITOLO I IL PROBLEMA DELLE ORIGINI DELLA FILOSOFIA |
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1. Cosa significa indagare sulla nascita della filosofia? 2. L'indagine storica sui primi filosofi 3. Tecnica e scienza prima dei Greci 4. Il nuovo ambiente storico della Grecia antica:la città e la legge 5. la cultura in Grecia «prima» della filosofia: dal mito alla scienza? |
2.
L'indagine storica sui primi filosofi
Un'indagine di questo
tipo potremmo definirla "storica", ed i risultati ai quali essa
perverrà potremmo dichiararli "storicamente accettabili",
se ci sforzeremo anzitutto di evitare alcuni pericoli, cioè alcuni
errori di metodo nel processo della nostra analisi. Un primo errore da
evitare è l'anacronismo. Questo non consiste tanto nell'invertire
date e fatti, quanto nel confondere i problemi culturali e gli atteggiamenti
mentali. In genere l'anacronismo avviene quando trasferiamo nel passato
un complesso di temi e di problemi che del passato non erano, ma appartengono
al presente o ad epoche successive a quella che prendiamo in esame. Un
esempio di questo tipo potrebbe essere la considerazione del programma
politico della Repubblica di Platone come di un programma "comunista"
nel senso moderno del termine. Ma anacronismo sarebbe anche l'ostinarsi
a non vedere l'emergere della novità e della diversità da
un contesto culturale che formalmente rimane quello tradizionale, come
per esempio affermare che la magia nel Rinascimento non è altro
che la continuazione della mentalità superstiziosa del Medioevo. Se alla luce di queste considerazioni torniamo allora a quella affermazione iniziale della filosofia che è nata in Grecia nel VI secolo a.C., ci troviamo subito di fronte ad un altro fatto che a prima vista sembra molto strano: quelli che noi chiamiamo i primi "filosofi" o non si considerarono affatto tali o intesero la propria "filosofia" in sensi diversi, a volte opposti tra di loro, o compresero sotto quel termine tutta una serie di indagini che noi oggi non includiamo piú nell'ambito della filosofia. Tanto per fare solo qualche esempio, Pitagora di Samo, che la stessa tradizione greca ci presenta come colui che per primo si qualificò filosofo, si occupava di matematica, di geometria, dello studio degli astri e dello studio dell'anima; Protagora di Abdera, nel V secolo, si occupava di etica, di politica, di fisica, di giurisprudenza, di geometria, di grammatica; Democrito, alla fine del V secolo, aveva scritto libri di storia, di logica, di matematica, di musica, di medicina, di astronomia, di grammatica, di pittura. Per Platone, nel IV secolo a.C., fare filosofia significava essenzialmente occuparsi della propria anima e non di problemi della natura, ma occuparsi della propria anima per lui significava anche e soprattutto fare politica. Gli esempi potrebbero continuare, ma bastano a darci un'idea del fatto che gli antichi Greci ebbero concetti diversi della filosofia, e concetti diversi anche dal nostro. E la stessa cosa avviene in effetti, oltre che per la filosofia, anche per la scienza; anzi, mentre il nostro termine filosofia è una traslitterazione proprio di un termine greco, il nostro termine scienza deriva dal latino scientia e non compare affatto nella lingua greca. Eppure noi diciamo -ed anche questa è un'affermazione che può ancora essere ritenuta valida - che anche la scienza è nata in Grecia abbiamo accennato al fatto che i primi "filosofi" greci si occuparono appunto di indagini che noi oggi non esiteremmo a definire scientifiche. Come si possono giustificare,
allora, queste affermazioni, che la filosofia e la scienza sono un prodotto
della civiltà greca ad un certo momento del suo sviluppo, anche
se quei primi filosofi si occuparono di argomenti dei quali i filosofi
di oggi non si occupano piú, ed anche se quei primi scienziati
usarono tecniche e ragionamenti che gli scienziati di oggi non usano piú?
In effetti una giustificazione potremmo anche darla qui, a questo punto
del nostro discorso: ma crediamo che non sia corretto premetterla alla
nostra trattazione almeno per due buoni motivi. In primo luogo, perché
chi scrive naturalmente già conosce lo sviluppo dei temi e dei
problemi della filosofia, mentre il giovane che legge si accinge appunto
a conoscerli: dargli quindi a questo punto una soluzione dei problemi
che abbiamo posto significherebbe in un certo senso imporgliela e non
lasciargli la possibilità di crearsi una propria personale convinzione
che non sia una semplice accettazione o un rifiuto della nostra tesi.
In secondo luogo, perché anticipare la soluzione dei problemi che
si pongono è proprio l'esempio piú tipico di un metodo
che non è né criticamente né storicamente accettabile;
laddove invece chi voglia impiantare un'indagine che sia correttamente
"storica" nel senso da noi prima indicato deve limitarsi ad
offrire ed a chiarire i termini del problema posto, in modo che anche
il lettore abbia tutti gli elementi per poter giudicare sulla correttezza
delle conclusioni alle quali vuole giungere chi scrive. E questo è
in effetti appunto ciò che ci accingiamo a fare. |
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