Lo STRANIERO. Ora, una di queste ipotesi è necessariamente vera: o tutto si mescola, o nulla si mescola, oppure alcune cose ammettono la mescolanza fra loro, altre no.
TEETETO. Senza dubbio.
Lo STR. E due di queste noi abbiamo già trovato che sono impossibili.
TEET. Sì.
Lo STR. Chiunque allora vorrà rispondere correttamente dovrà ammettere la rimanente delle tre ipotesi.
TEET. Perfettamente.
Lo STR. Io dico che se alcune cose ammettono la mescolanza, e altre no, avverrà presso a poco come per le lettere dell'alfabeto. Infatti alcune di queste, comunque ciò avvenga, non si accordano fra loro, altre sì, invece, si accordano.
TEET. Come no?
Lo STR. Le vocali, differentemente dalle altre lettere, scorrono attraverso tutte le altre come un legame, in modo che senza qualcuna di esse è impossibile anche combinare due delle altre fra loro.
TEET. E proprio così.
Lo STR. Dobbiamo dire allora che ognuno conosce quali lettere possono essere unite ad altre determinate, oppure v'ha bisogno d'un'arte a chi si appresta a far ciò e vuole farlo bene?
TEET. D'un'arte.
Lo STR. Di quale?
TEET. Della grammatica.
Lo STR. Ebbene? Non è lo stesso per l'accordo dei suoni acuti e gravi? Non è il musicista colui che possiede l'arte di riconoscere quali si accordano e quali no? E chi non ha questa conoscenza non è forse privo del dono delle Muse?
TEET. Certo.
Lo STR. Noi potremo trovare anche altri esempi di ciò sulla base della presenza o della assenza di altre arti.
TEET. Come no?
Lo STR. E allora? Poiché noi abbiamo convenuto sul fatto che anche i generi si mescolano fra loro secondo lo stesso principio, non è forse ora necessario che svolga il suo discorso sulla via segnata da una qualche scienza chi vuole dimostrare con precisione e correttamente quali sono i generi che si accordano con altri determinati e quali invece fra loro non ammettono di collegarsi? E così vedere se ce ne sono alcuni che mantengono la loro continuità attraverso tutti gli altri, in modo che questi possano mescolarsi e poi invece, dove vi è separazione, vedere se ci sono altri generi cause della suddivisione fra complesso e complesso appunto di generi?
TEET. E come non v'è bisogno infatti di una scienza, e direi, forse, della scienza più importante?
Lo STR. Come dunque denomineremo quest'altra scienza, Teeteto? Forse che, per Zeus, noi inavvertitamente siamo venuti a cadere nella scienza degli uomini liberi e v'ha probabilità che ora, mentre stiamo cercando il sofista, prima del sofista abbiamo già scoperto il filosofo?
TEET. Come dici?
Lo STR. Il suddividere per generi e non credere che una specie che è identica sia invece diversa, né pensarla identica se invece è diversa, non diremo che appartiene alla scienza della dialettica?
TEET. Sì, lo diremo.
Lo STR. Dunque chi è capace di fare quanto sopra è in grado di distinguere con esattezza una determinata ed unica nota caratteristica del reale fra molte altre di cui ciascuna sta come una unità separata dalle altre, una nota dico appartenente a tutte queste, e così molte, diverse fra loro, tutte circondate dal di fuori da una sola, e poi una sola di queste che inerisce con continuità a molte totalità di esse ed è in se stessa una unità continua, e ancora molte, distinte, e assolutamente non collegate fra loro. Questo è in fin dei conti il saper distinguere per generi, vedendo dove ciascuno di essi può e dove non può entrare in comunicazione.
TEET. E assolutamente questo.
Lo STR. E allora tu non attribuisci, io penso, questa arte dialettica a nessun altro che non sia il puro e il vero filosofo.
TEET. E si potrebbe attribuirla ad altri? Lo STR. Noi quindi troveremo il filosofo in questo luogo, ora e in futuro, se lo vorremo cercare, ed è cosa difficile vedere con chiarezza anche quest'uomo; ma è una difficoltà diversa da quella che presenta il sofista, questa che presenta il filosofo.
TEET. Come?
Lo STR. Il sofista sfugge nella oscurità di ciò che non è, e vi si attacca con l'abilità che gli viene dall'esercizio, è pertanto difficile coglierlo ed individuarlo per la oscurità del luogo. Non è vero?
TEET. Sembra di sì.
Lo STR. Il filosofo invece, il quale costantemente mediante i suoi ragionamenti si stringe alla natura propria di ciò che è, a sua volta non è per nulla agevole ad osservarsi a causa della luce di questa regione; infatti gli occhi dell'anima della moltitudine non possono sopportare la vista del divino.
TEET. Anche questo non è meno verosimile di quanto prima dicevi.
Lo STR. Il filosofo allora noi lo esamineremo con maggiore precisione fra poco, se ne avremo voglia ancora; quanto al sofista è chiaro, direi, che non bisogna lasciarlo andare prima di averlo studiato fino in fondo.
TEET. Hai ragione.
Lo STR. Poiché dunque abbiamo convenuto che alcuni generi ammettono di entrare in comunicazione fra loro, altri no, e alcuni in brevi limiti, altri in una molteplicità di relazioni, e ancora ce ne sono alcuni che nulla impedisce a che si colleghino a tutti gli altri in tutte le cose, noi, tutti insieme, tiriamo a noi col nostro discorso ciò che ne segue e vediamo, non certo per tutti i generi, per non essere noi tutti messi in confusione dalla loro moltitudine, ma scegliendo alcuni fra quelli che sono detti i più importanti, vediamo prima di tutto che cosa è ciascuno di questi che sceglieremo, e poi vediamo quale potenza di comunicazione reciproca essi hanno, affinché, anche se non possiamo cogliere con perfetta chiarezza "ciò che è" e "ciò che non è", almeno non lasciamo in nulla incompleto su di essi il nostro discorso, per quanto è possibile fare ciò seguendo il metodo della nostra presente ricerca, sempre che in qualche modo sia permesso a noi che affermiamo che "ciò che non è" è realmente ciò che non è, di uscirne senza gravi danni.
TEET. Bisogna far così.
Lo STR. Tra i generi dunque, i più importanti sono quelli di cui noi abbiamo trattato poco fa, "ciò che è", in quanto tale, la quiete e il moto.
TEET. Certo.
Lo STR. E noi affermiamo che due di questi non si possono mescolare fra loro.
TEET. Sicuramente.
Lo STR. E "ciò che è" è mescolabile ad ambedue; ambedue infatti sono.
TEET. Come no?
Lo STR. Quindi vengono ad essere tre.
TEET. Certo.
Lo STR. Ciascuno di essi, allora, è diverso dagli altri due, e identico a se stesso.
TEET. Appunto.
Lo STR. Ma che cosa abbiamo noi mai inteso dire ora, dicendo "identico" e "diverso"? Sono questi forse i due generi, altri dai tre di prima, sempre necessariamente misti a quelli? Dobbiamo così ricercare su cinque e non su tre, per essere essi appunto cinque, oppure invece noi ci inganniamo chiamando coi nomi "identico" e "diverso" qualcuno di quei tre generi?
TEET. Forse.
Lo STR. Ma il moto e la quiete non sono per niente né il diverso né l'identico.
TEET. Perché?
Lo STR. Perché qualsiasi termine noi attribuiamo insieme sia alla quiete che al moto, questo termine non può indicare né l'uno né l'altro di essi due, quiete e moto.
TEET. E perché?
Lo STR. Perché il moto starebbe e la quiete si muoverebbe. Uno dei due infatti, quale si sia, nell'un caso e nell'altro, sopravvenendo ad essi due, costringerà l'altro a mutarsi nell'opposto, in quanto esso sarà venuto a partecipare del suo opposto.
TEET. Proprio così.
Lo STR. Partecipano quindi ambedue dell'identico e del diverso.
TEET. Sì.
Lo STR. Non diciamo dunque che il moto è l'identico o il diverso e neppure, d'altra parte, diciamo così della quiete.
TEET. No.
Lo STR. Ma forse dobbiamo pensare come una cosa sola "ciò che è" e l'identico?
TEET. Forse.
Lo STR. Ma se non significano nulla di diverso "ciò che è" e "identico", allora dicendo che sia il moto che la quiete, ambedue, sono, di nuovo noi verremo così a dire che ambedue sono la stessa cosa.
TEET. Questo è certamente impossibile.
Lo STR. E quindi impossibile che l' "identico" e "ciò che è" siano una cosa sola.
TEET. Direi di sì.
Lo STR. Poniamo quindi come quarto genere oltre ai primi tre, l'identico?
TEET. Certamente.
Lo STR. Ebbene? Dobbiamo dire che quinto è il diverso? O dobbiamo pensare che questo e "ciò che è" sono due denominazioni applicate ad un solo genere?
TEET. Forse.
Lo STR. Ma io credo che tu mi conceda che delle cose che sono si danno due generi, alcune si dicono essere quello che sono sempre in relazione a se stesse, altre sempre in relazione ad altro.
TEET. E come no?
Lo STR. Il diverso è sempre in relazione al diverso. Non è vero?
TEET. Certo.
Lo STR. Ciò non avverrebbe se "ciò che è" e il "diverso" non differissero totalmente; se però il diverso partecipasse di ambedue questi generi, come "ciò che è", si potrebbe dare il caso di un diverso che non sarebbe diverso rispetto ad un'altra cosa, ma invece ora ci risulta certissimamente che ciò che è diverso, è questo che è necessariamente in relazione ad altro.
TEET. E proprio così come dici.
Lo STR. Dobbiamo dunque porre la natura del diverso come quinto fra i generi da noi prescelti.
TEET. Sì.
Lo STR. Ed essa è diffusa attraverso tutti gli i altri, dobbiamo affermare; infatti ciascuno di essi è diverso dagli altri, non per sé, ma per il fatto che partecipa al carattere proprio del diverso.
TEET. Perfettamente.