Appena entrati incontrammo Protagora che stava passeggiando nel primo portico e con lui passeggiavano, da un lato Callia figlio di Ipponico, suo fratello da parte materna, cioè Paralo figlio di Pericle, e Carmide figlio di Glaucone; dall'altro lato il secondo figlio di Pericle Santippo, Fiippide figlio di Filomelo e Antimero di Menade, che superlativamente si faceva onore fra i discepoli di Protagora e ne imparava l'arte per divenire a sua volta sofista.
Altri venivano dietro il gruppo, porgendo con attenzione l'orecchio alla conversazione, e per la maggior parte sembravano stranieri, che Protagora trascina dietro a sé da tutte le città dove passa, ammaliandoli con la propria voce come Orfeo, e che, presi appunto dalla malia della sua voce, sono costretti a seguirlo; ma nel coro v'era anche gente di qui. Io davvero godei a vedere tale coro: come con grazia avevano cura di non trovarsi tra i piedi di Protagora, sì che, ogni qualvolta egli si voltava insieme al gruppo ch'era con lui, quelli che venivano dietro ascoltando, con ordine si dividevano, una parte di qua e una parte di là, in due schiere, che, eseguita un'evoluzione circolare, si ricongiungevano in modo da stargli sempre dietro, in maniera bellissima.
Dopo di lui riconobbi - come dice Omero - Ippia di Elide, seduto nella parte opposta del primo portico, su di un alto seggio. Intorno a Ippia su degli sgabelli sedevano Erissimaco figlio di Acumeno, Pedro Mirrinusio, Androne figlio di Androzione e, fra gli stranieri, alcuni suoi concittadini e altri ancora. Mi sembrò che stessero interrogando Ippia sulla natura e su problemi astronomici relativi a questioni meteorologiche e che Ippia dall'alto del suo seggio dividesse nei suoi elementi le questioni poste da ciascuno e le discutesse.
«E anche Tantalo riconobbi»: poiché era venuto davvero anche Prodico di Ceo, e si era sistemato in una stanza che prima serviva a Ipponico come dispensa, ma che ora Callia, per il gran numero degli ospiti, aveva dovuto liberare e adattare per alloggiarli. Prodico era ancora a letto, tutto avvolto in pelli e coperte che, a quanto appariva, erano assai numerose.
Accanto a lui, su letti vicini, si trovavano Pausania del demo di Cerameo, e con Pausania un giovinetto, quasi un bambino, di ottima indole, come credo, certo bellissimo di aspetto. Mi sembrò di udire che il suo nome fosse Agatone, né mi meraviglierei che egli fosse l'amato di Pausania.
Oltre a questo adolescente, erano là i due Adimanto, il figlio di Chepide e quello di Leucolofide, e altri ancora. Di che cosa discutessero non riuscii a capire poiché ero fuori della stanza, nonostante il mio vivo desiderio di ascoltare Prodico - egli mi sembrava infatti uomo di vasta e compiuta sapienza, e divino -; ma a causa della sua voce bassa e profonda si produceva nella stanza un suono cupo che rendeva le sue parole assolutamente indistinte.