Se fosse il momento di disturbarvi con la storia di questo Saggio, dovrei dirvi che cinque o sei amici si riunirono nella mia camera, e si misero a discutere su un argomento molto lontano daquesto; ma subito dovettero arrestarsi per le difficoltà che emergevano da ogni parte. Dopo esserci un po' tormentati, senza avvicinarci alla soluzione dei dubbi che ci angustiavano, mi venne in mente che avevamo preso una strada sbagliata, e che, prima di accingerci a ricerche di questa natura, era necessario esaminare le nostre capacità, e vedere quali oggetti le nostre intelligenze erano o non erano adatte a trattare. Proposi questo ai miei compagni, che prontamente furono d'accordo; perciò fu stabilito che questa sarebbe stata la nostra prima ricerca. [ ... ]
La repubblica delle lettere non manca in questo momento di architetti, i cui possenti disegni, nell'avanzamento delle scienze, lasceranno monumenti duraturi all'ammirazione della posterità. Ma bisogna pure che non tutti sperino di essere un Boyle o un Sydenham; e in un'età che produce maestri come il grande Huygens e l'incomparabile signor Newton, con qualche altro di quella forza, è ambizione sufficiente essere impiegato come un operaio nel pulire un pochino il terreno, e nel togliere qualcuna delle immondizie che giacciono lungo il cammino che conduce alla conoscenza. La quale conoscenza avrebbe compiuto in questo mondo progressi molto maggiori, se gli sforzi di uomini pieni di ingegno e di industriosità non fossero stati ostacolati dall'uso colto, ma frivolo, di termini bizzarri, affettati o inintelligibili, introdotti nelle scienze, e qui diventati oggetto di un'arte speciale, al punto tale che la filosofia, la quale non è altro che la vera conoscenza delle cose, fu considerata inadatta o incapace di essere portata in compagnie ben educate e in conversazioni civili. Modi di parlare vaghi e insignificanti e abuso di linguaggio per troppo tempo sono passati come misteri di scienza; e parole difficili e applicate a sproposito, con poco o nessun significato, hanno ottenuto, per prescrizione, il diritto di essere scambiate per cultura profonda e altezza di speculazione, al punto che non sarà facile persuadere quelli che parlano o quelli che li ascoltano, che quelle parole sono soltanto la copertura dell'ignoranza e l'impedimento della vera conoscenza. Aprire un varco nel santuario della vanità e dell'ignoranza sarà, suppongo, rendere un servizio all'intelligenza umana, sebbene siano così pochi quelli che sono disposti a pensare che essi ingannano o sono ingannati nell'uso delle parole. [...]
È l'intelligenza quella che pone l'uomo sopra tutti gli altri esseri sensibili, e gli dà tutto il vantaggio del dominio che esso ha sopra di essi. Perciò vale senza dubbio la pena di farne argomento di ricerca, anche per la sua nobiltà. L'intelligenza, come l'occhio, mentre ci fa vedere e percepire tutte le altre cose, non ha consapevolezza di se stessa, e ci vogliono arte e fatiche per porsi a una certa distanza da essa e farne oggetto della nostra considerazione. Questo perciò è il mio proposito: indagare l'origine, la certezza e l'estensione della conoscenza umana, insieme con i fondamenti e i gradi della credenza, opinione e dell'assenso. Ma non mi impegolerò qui con considerazioni fisiche dello spirito, né mi preoccuperò di esaminare in che cosa consista la sua essenza, o in base a quali movimenti dei nostri spiriti o alterazioni dei nostri corpi noi perveniamo ad avere una sensazione attraverso i nostri organi, o un'idea nel nostro intelletto; né mi domanderò se quelle idee, tutte o alcune di esse, nella loro formazione dipendono o non dipendono dalla materia. Queste sono senza dubbio speculazioni curiose e affascinanti: ma le lascerò da parte perché stanno fuori del mio cammino nel progetto che mi sono proposto. Mi basterà per i miei propositi attuali considerare le facoltà umane di discernimento, nel modo in cui esse sono impiegate intorno agli oggetti con i quali hanno a che fare. E credo che non avrò completamente buttato via i pensieri impiegati in questo argomento, se, con questo metodo semplice e storico, posso dare in qualche modo conto delle vie attraverso le quali il nostro intelletto arriva alle ó nozioni che abbiamo delle cose, e posso porre una qualche misura della certezza della nostra conoscenza, o i fondamenti delle persuasioni che si possono trovare tra gli uomini, così varie, differenti e completamente contraddittorie, e tuttavia assente da una parte e dall'altra con tanta sicurezza e fiducia, che chi getta uno sguardo sulle opinioni dell'umanità, osserva la loro opposizione e, nello stesso tempo, considera la passione e la devozione con cui esse sono accolte, la risoluzione e l'energia con cui sono mantenute, può forse aver ragione di sospettare che o non esiste affatto una cosa come la verità, o l'umanità non ha mezzi sufficienti per ottenere una conoscenza di essa.
In primo luogo esaminerò l'origine delle idee, nozioni, o qualunque altro nome vi piaccia dare a esse, che un uomo osserva ed è consapevole di avere nel proprio spirito, e i modi in cui l'intelligenza giunge a essere fornita di esse.
In secondo luogo tenterò di mostrare quale conoscenza l'intelligenza ha per mezzo di quelle idee, e la certezza, l'evidenza e l'estensione di quella conoscenza.
In terzo luogo, condurrò qualche ricerca sulla natura e sui fondamenti della credenza o opinione; con credenza o opinione intendo l'assenso che diamo a una proposizione, considerandola come vera, anche se della sua verità non abbiamo conoscenza certa. Conducendo questa ricerca avremo occasione di esaminare le ragioni e i gradi dell'assenso.
Se con questa ricerca sulla natura dell'intelligenza potrò scoprire i poteri dell'intelligenza, la loro estensione, a quali cose essi sono adatti in un grado qualsiasi, dove essi ci vengono meno, suppongo che ciò possa essere di qualche utilità per convincere l'industrioso spirito dell'uomo ad essere più attento nell'impegolarsi in cose che vanno al di là della sua comprensione, a fermarsi quando è arrivato all'ultimo confine dei suoi poteri, a starsene tranquillo in una quieta ignoranza delle cose che, ben esaminate, vengono riconosciute come cose che stanno al di là del raggio delle sue capacità. Forse non dovremmo essere così pronti, per affettare una conoscenza universale, a sollevare questioni e a tormentare noi stessi i e gli altri con dispute intorno a cose per le quali la nostra intelligenza non è fatta, delle quali non possiamo costruire nel nostro spirito percezioni chiare e distinte, o delle quali, come troppo spesso forse è accaduto, non abbiamo nessuna nozione affatto. Se ci riesce di trovare fin dove l'intelligenza può spingere il proprio sguardo, i fin dove ha facoltà per raggiungere la certezza, in quali casi essa può soltanto esprimere giudizi o congetture, possiamo imparare ad accontentarci di ciò che è raggiungibile da noi nello stato in cui attualmente ci troviamo.
Per grande che sia l'intervallo che separa la conoscenza degli i uomini da una comprensione universale o perfetta di tutto ciò che esiste, tuttavia la loro conoscenza assicura i loro interessi principali, cioè permette loro di avere luce sufficiente per condurli alla conoscenza del loro autore e di vedere quali sono i loro doveri. Gli uomini possono trovare materia sufficiente per tenere occupata la i loro testa e impiegare le mani con varietà, piacere e soddisfazione, se rinunciano alle sfacciate lamentele sul modo in cui sono fatti, e se non buttano via le benedizioni di cui le loro mani sono colme, perché non sono grandi abbastanza per affermare ogni cosa. Non avremo molta ragione di lamentarci della ristrettezza del nostro i spirito, purché ci accontentiamo di impiegarlo intorno a ciò che può avere qualche utilità per noi: perché in queste cose esso è molto capace. E sarebbe un puntiglio imperdonabile e infantile sottovalutare i vantaggi della nostra conoscenza, e trascurare di migliorarla in vista dei fini per i quali ci è stata data, perché ci i sono cose che sono poste fuori del raggio di essa. Se un domestico pigro e capriccioso, che non ha compiuto il lavoro che doveva fare al lume di candela, si lamenta che non aveva a disposizione la luce aperta del sole, questo non sarà ammesso come una scusa per la sua trascuratezza. La candela che è accesa in noi i fa luce abbastanza per tutti i nostri propositi. Dobbiamo essere soddisfatti delle scoperte che possiamo fare alla sua luce; e faremo un uso corretto della nostra intelligenza, quando entreremo in rapporto con tutti gli oggetti nel modo e nella proporzione adatta alle nostre facoltà, e sulla base dei fondamenti che pos i sono essere proposti a noi, e se non richiederemo perentoriamente o con intemperanza la dimostrazione e chiederemo la certezza dove la probabilità soltanto può essere ottenuta, una probabilità che sarà sufficiente a dirigere tutti i nostri interessi. Se rifiuteremo la credenza in ogni cosa, perché non possiamo cono i scere con certezza tutte le cose, saremo tanto saggi come chi non usasse le gambe, ma restasse fermo e morisse, perché non ha ali per volare.
Quando avremo conosciuto la nostra forza, sapremo meglio che cosa intraprendere con speranza di successo. E quando avremo i passato accuratamente in rassegna i poteri del nostro spirito e fatto una qualche stima di che cosa ci possiamo aspettare da essi, non avremo più la tendenza a restar fermi e a non far lavorare affatto il nostro pensiero, disperati di non poter trovare nulla, né, d'altro lato, metteremo in questione ogni cosa, e rifiuteremo ogni conoscenza, perché alcune cose non possono essere intese.
Questo fu ciò che diede la prima origine a questo Saggio riguardante l'intelligenza. Infatti pensai che il primo passo per soddisfare diverse ricerche che lo spirito dell'uomo ha la tendenza a intraprendere fosse quello di passare in rassegna la nostra intelligenza, esaminare i nostri poteri, e vedere a quali cose essi sono adatti. Avevo il sospetto che, fino a quando questo non fosse stato fatto, avremmo cominciato dalla parte sbagliata, e avremmo cercato inutilmente la soddisfazione di un possesso quieto e sicuro delle verità che più ci interessano, mentre avremmo lasciato smar i rire i nostri pensieri nel vasto oceano dell'Essere, come se quella illimitata estensione fosse il possesso naturale e indubitabile della nostra intelligenza, in cui non ci fosse nulla che sfuggisse alle sue decisioni o che si sottraesse alla sua comprensione. A questo modo gli uomini estendono le loro ricerche al di là delle loro capacità i e lasciano che i loro pensieri vaghino nelle profondità in cui non possono trovare un appoggio sicuro; ma allora non sorprende che essi sollevino questioni e moltiplichino discussioni che, non giungendo mai a una chiara risoluzione, possono continuare e far crescere i loro dubbi e alla fine confermali nel più perfetto scetticismo. Ma, se le incapacità della nostra intelligenza fossero ben considerate, una volta che fosse scoperta l'estensione della nostra conoscenza, quando si fosse trovato l'orizzonte de delimita il confine tra la parte delle cose che è illuminata e quella che rimane nell'oscurità, tra ciò che è e ciò che non è comprensibile da parte nostra, gli uomini forse starebbero più tranquilli con minore scrupolo nella ignoranza riconosciuta di una parte delle cose, e impiegherebbero il loro pensiero e il loro discorso con più vantaggio e soddisfazione nell'altra parte.
Questo è ciò che pensavo che fosse necessario dire a proposito dell'occasione di questa ricerca sull'intelligenza umana. Ma, prima di procedere a esporre ciò che ho pensato su questo argomento, devo qui, cominciando, chiedere perdono al mio lettore per l'uso frequente della parola idea, che troverà nel seguente trattato. Questo termine è, penso, quello che meglio serve per indicare qualsiasi cosa che sia oggetto dell'intelligenza, quando un uomo pensa: perciò l'ho usato per esprimere tutto ciò che si intende con fantasma, nozione, specie, o tutto ciò, di qualunque cosa si tratti, intorno alla quale può essere impiegato lo spirito quando pensa; per questa ragione non potrei fare a. meno di usarlo spesso.
Presumo che mi si concederà facilmente che nello spirito dell'uomo ci sono cose come le idee: ciascuno ne è consapevole in se stesso, e le parole e le azioni degli uomini lo assicureranno che esse ci sono anche negli altri.