L'idealismo (intendo quello materiale) è la teoria, che dichiara l'esistenza degli oggetti nello spazio, fuori di noi, o semplicemente come dubbia e indimostrabile, oppure come falsa e impossibile. Il primo è l'idealismo problematico di Cartesio, il quale dichiara come indubitata una sola asserzione (assertio) empirica, cioè: io sono. Il secondo è l'idealismo dogmatico di Berkeley, il quale dichiara lo spazio - con tutte le cose cui esso inerisce quale condizione inscindibile - come un qualcosa che è in se stesso impossibile, e perciò dichiara anche le cose nello spazio come semplici immaginazioni. L'idealismo dogmatico è inevitabile, se si considera lo spazio come una proprietà, che debba toccare alle cose in se stesse; in tal caso, difatti, lo spazio - con tutto ciò cui esso serve di condizione - è un non ente. Il fondamento di questo idealismo, tuttavia, è stato da noi soppresso nell'Estetica trascendentale. L'idealismo problematico, che non asserisce nulla al riguardo, ma sostiene soltanto la nostra incapacità di dimostrare con l'esperienza immediata un'esistenza all'infuori della nostra, è ragionevole e conforme ad un solido modo filosofico di pensare: tale modo di pensare non ammette alcun giudizio decisivo, prima che sia stata trovata una dimostrazione sufficiente. La dimostrazione richiesta deve quindi provare, che riguardo alle cose esterne noi abbiamo altresì esperienza, e non soltanto immaginazione; il che non potrà certo avvenire, se non dimostrando che persino la nostra esperienza interna - indubitata secondo Cartesio - è possibile solo quando si presupponga un'esperienza esterna.
Teorema
La semplice coscienza - ma empiricamente determinata - della mia propria esistenza dimostra l'esistenza degli oggetti nello spazio fuori di me.
Dimostrazione
Io sono cosciente della mia esistenza come determinata nel tempo. Ogni determinazione di tempo presuppone qualcosa di permanente nella percezione. Questo permanente non può tuttavia essere qualcosa in me, poiché appunto la mia esistenza nel tempo può essere determinata soltanto mediante questo permanente. La percezione di questo permanente è quindi possibile solo attraverso una cosa fuori di me, e non già mediante la semplice rappresentazione di una cosa fuori di me. Di conseguenza, la determinazione della mia esistenza nel tempo è possibile solo mediante l'esistenza di cose reali, che io percepisco fuori di me. La coscienza nel tempo, orbene, è necessariamente congiunta con la coscienza della possibilità di questa determinazione temporale, e perciò è anche necessariamente collegata con l'esistenza delle cose fuori di me, intesa come condizione della determinazione temporale. Ossia, la coscienza della mia propria esistenza è al tempo stesso una coscienza immediata dell'esistenza di altre cose fuori di me.
Osservazione 1.
Nella dimostrazione precedente ci si accorge che il procedimento usato dall'idealismo si ritorce contro di esso, e con maggior ragione. L'idealismo ha supposto che l'unica esperienza immediata sia quella interna, e che da essa si possa soltanto dedurre le cose esterne, dedurle però - come avviene sempre, quando da effetti dati si conclude a cause determinate - solo in modo incerto, poiché la causa delle rappresentazioni, che è da noi attribuita, forse falsamente, alle cose esterne, può trovarsi anche in noi stessi. Senonché, noi dimostriamo qui che l'esperienza esterna è propriamente immediata,' e che solo mediante essa è possibile, non già la coscienza della nostra propria esistenza, ma la determinazione di questa nel tempo, cioè l'esperienza interna. Certo, la rappresentazione: io sono, esprimente la coscienza che può accompagnare ogni pensiero, è ciò che racchiude immediatamente l'esistenza di un soggetto; essa tuttavia non racchiude in sé in alcun modo una conoscenza del soggetto, e quindi neppure una conoscenza empirica di esso, cioè un'esperienza. A tale scopo si richiede infatti, oltre al pensiero di un qualcosa di esistente, anche l'intuizione, e in questo caso l'intuizione interna, rispetto alla quale, cioè al tempo, il soggetto dev'essere determinato. A questo proposito gli oggetti esterni sono assolutamente indispensabili, e di conseguenza, la stessa esperienza interna è possibile solo mediatamente e solo attraverso quella esterna.
Osservazione 2.
Ora, ogni uso di esperienza della nostra facoltà conoscitiva, riguardo alla determinazione del tempo, si accorda pienamente con tutto ciò. Oltre al fatto che noi possiamo percepire una qualsiasi determinazione di tempo solo mediante la variazione nei rapporti esterni (il movimento) in relazione a ciò che è permanente nello spazio (per esempio, il movimento del sole rispetto agli oggetti della terra), si deve dire che noi non abbiamo proprio nulla di permanente, da poter porre, come intuizione, alla base del concetto di una sostanza, se non semplicemente la materia: e questa stessa permanenza non viene attinta dall'esperienza esterna, bensì è presupposta a priori come condizione necessaria di ogni determinazione temporale, e quindi anche come determinazione del senso interno rispetto alla nostra propria esistenza, mediante l'esistenza di cose esterne. La coscienza di me stesso, nella rappresentazione dell'io, non è affatto un'intuizione, bensì una rappresentazione semplicemente intellettuale della spontaneità di un soggetto pensante. Per conseguenza, questo io non ha neanche il minimo predicato dell'intuizione, il quale possa servire - in quanto permanente - come termine correlativo alla determinazione temporale nel senso interno, analogamente al rapporto, per esempio, dell'impenetrabilità con la materia intesa come intuizione empirica.
Osservazione 3.
Dal fatto che l'esistenza di oggetti esterni viene richiesta per la possibilità di una coscienza determinata di noi stessi, non segue già, che ogni rappresentazione intuitiva di cose esterne implichi al tempo stesso la loro esistenza, poiché tale rappresentazione può certo essere il semplice effetto della capacità di immaginazione (tanto nei sogni quanto nella follia). Ciò avviene, tuttavia, solo attraverso la riproduzione di percezioni esterne passate, le quali, come abbiamo mostrato, sono possibili unicamente io mediante la realtà di oggetti esterni. Qui abbiamo voluto dimostrare soltanto che l'esperienza interna in generale è possibile unicamente attraverso l'esperienza esterna in generale. Il fatto che una qualsiasi esperienza presunta non sia semplicemente un'immaginazione, dev'essere stabilito in base alle sue particolari de- io terminazioni e mediante un confronto con i criteri di ogni esperienza reale.