La possibilità della scienza

I. KANT, Critica della ragione pura, cit., pp. 62-65.


Si progredisce già moltissimo, quando una grande quantità di ricerche può essere ridotta alla formula di un unico problema. In tal modo, difatti, non soltanto si facilita il proprio lavoro, in quanto lo si determina con precisione, ma si aiuta altresì chiunque altro voglia esaminano, a giudicare se il nostro proposito è stato realizzato sufficientemente o no. Il problema vero e proprio della ragione pura, orbene, è contenuto nella domanda: Come sono possibili giudizi sintetici a priori? Che la metafisica sia rimasta sinora in una situazione così vacillante di incertezza e di contraddizioni, è semplicemente da attribuirsi al fatto, che questo problema, e forse persino la distinzione tra giudizi analitici e sintetici, non sono stati presi in considera- zione prima. Orbene, la risoluzione di questo problema, oppure una dimostrazione soddisfacente che in realtà non si verifica af- fatto la possibilità che esso esige di saper spiegata, è questione di vita o di morte per la metafisica. David Hume, che pure si accostò più di ogni altro filosofo a questo problema, ma fu ben lungi dal pensano in modo sufficientemente determinato e nella sua univer- salità, arrestandosi piuttosto semplicemente alla proposizione sin- tetica della connessione dell'effetto con le sue cause (Principium causal itatis), credette di dedurre che una tale proposizione a priori è del tutto impossibile. Secondo le sue conclusioni, tutto ciò che noi chiamiamo metafisica si ridurrebbe ad una semplice illusione di comprendere razionalmente, a quanto pretendiamo, quello che in realtà è soltanto preso a prestito dall'esperienza, e attraverso l'abitudine ha assunto l'apparenza della necessità. Se egli avesse tenuto presente il nostro problema nella sua universalità, non sa- rebbe mai caduto in una tale asserzione, che distrugge ogni filo- sofia pura, poiché avrebbe allora compreso, che secondo il suo ar- gomento non potrebbe neppure sussistere una matematica pura, dal momento che questa contiene certamente delle proposizioni sintetiche a priori: in tal caso, il suo buon senso l'avrebbe senza dubbio trattenuto da quest'ultima asserzione.

La risoluzione del suddetto problema porta al tempo stesso con sé la possibilità dell'uso puro della ragione, nel fondare e nel condurre a compimento tutte le scienze che contengono una conoscenza teoretica a priori di oggetti, ossia porta con sé la risposta alle domande: Come è possibile la matematica pura? Come è possibile la scienza naturale pura?

Orbene, poiché queste scienze sono realmente date, si addice certo il domandare riguardo ad esse, come siano possibili; che debbano essere possibili, difatti, è dimostrato dalla loro realtà. Per quanto concerne invece la metafisica, il suo misero procedere sino a questo momento, e il fatto che di neppure una delle metafisiche sin qui esposte si possa dire che essa sussiste realmente, per ciò che riguarda il suo scopo essenziale, devono far giustamente dubitare chiunque della sua possibilità.

Tuttavia questa specie di conoscenza, in un certo senso, deve anche considerarsi come data, e la metafisica, anche se non è reale s come scienza, lo è però come disposizione naturale (metaphysica naturalis). La ragione umana infatti, senza esser mossa a ciò dalla semplice vanità di un vasto sapere, avanza irresistibilmente, spinta da un proprio bisogno, sino a delle questioni tali, che non possono in alcun modo trovar risposta attraverso un uso di esperienza r della ragione, e mediante i principi di qui ricavati. E così, una qualche metafisica è realmente esistita sempre in tutti gli uomini, non appena la ragione si è estesa in essi sino alla speculazione, ed una qualche metafisica esisterà sempre negli uomini. Ed ora, anche riguardo ad essa si presenta la domanda: Come è possibile la metafisica, in quanto disposizione naturale? Ossia, come sorgono dalla natura della ragione umana universale le questioni, che la ragione pura propone a se stessa, e rispetto alle quali essa è spinta dal suo proprio bisogno a dare una risposta, soddisfacente quanto le è possibile?

Peraltro, dato che si sono ritrovate sempre delle contraddizioni inevitabili, in tutti i precedenti tentativi di fornire una risposta a queste domande naturali - per esempio, alla questione se il mondo abbia un cominciamento, oppure sussista sin dall'eternità, ecc. -non ci si può accontentare allora della semplice disposizione naturale verso la metafisica, cioè della pura facoltà di ragione come tale, onde sorge pur sempre una certa metafisica (qualsivoglia possa essere), ma occorre poter giungere con tale disposizione ad una certezza, o nel conoscere o non conoscere gli oggetti - cioè nel decidere sugli oggetti di questi problemi - oppure nel dare un qualche giudizio sulla capacità e incapacità della ragione riguardo a tali oggetti, e quindi dev'essere possibile, o estendere con sicurezza la nostra ragione pura, o pone delle barriere determinate e salde. Quest'ultima domanda, che dipende dal suddetto problema generale, sarebbe a buon diritto la seguente: Come è possibile la metafisica in quanto scienza?

Alla fine, dunque, la critica della ragione conduce necessariamente alla scienza, mentre l'uso dogmatico della ragione, senza critica, porta ad asserzioni infondate - cui si possono contrapporre altre asserzioni, suggerite allo stesso modo dall'apparenza -e quindi allo scetticismo.

D'altronde, questa scienza non può avere una grande ampiezza, tale da scoraggiare, poiché essa non ha a che fare con oggetti della ragione, la cui molteplicità è infinita; qui, piuttosto, la ragione si occupa semplicemente di se stessa, cioè di problemi che sgorgano totalmente dal suo interno e non le sono presentati dalla natura delle cose, le quali sono differenti da essa, bensì dalla sua propria natura. In tal caso, se la ragione ha imparato dapprima a conoscere compiutamente la sua propria capacità riguardo agli oggetti, che possono presentarsi ad essa nell'esperienza, deve risultare facile la determinazione completa e sicura dell'ambito e dei limiti del suo uso, tentato al di là di tutti i confini dell'esperienza.