Hume - Impressioni e idee

D. HUME, Ricerche sull'intelletto umano e sui principi della morale,
a cura di M. Dal Pra, Laterza, Bari 1957, pp. 17-22.


Ognuno concederà facilmente che v'è una considerevole differenza fra le percezioni della mente, quando un uomo sente il dolore di un calore eccessivo o il piacere di un caldo moderato e quando, più tardi, egli richiama alla memoria tale sensazione o la anticipa coll'immaginazione. Queste facoltà possono copiare o imitare le percezioni dei sensi; ma non possono mai del tutto arrivare alla forza e vivacità del sentimento originale. Il più che possiamo dire di esse, anche quando agiscono col massimo vigore, è che rappresentano il loro oggetto in una materia così vivida, che noi possiamo dire quasi di sentirlo o vederlo. Ma, ad eccezione di quando la mente è sconvolta da malattia o da pazzia, esse non possono mai arrivare a tale grado di vivacità, da rendere le percezioni suaccennate completamente indistinguibili. Tutti i colori della poesia, per quanto essa sia splendida, non possono mai dipingere degli oggetti naturali in modo tale da far sì che la descrizione venga presa per un paesaggio reale. E il pensiero più vivido è sempre inferiore alla più smorta sensazione.

Noi possiamo osservare che una simile distinzione vale per tutte le altre percezioni della mente. Un uomo in un accesso d'ira è eccitato in modo molto diverso di uno il quale ha soltanto il pensiero di quell'emozione. Se voi mi dite che qualcuno è innamorato, io intendo facilmente quello che volete dire e mi formo un giusto concetto della sua situazione; ma non potrò mai scambiare erroneamente questa mia concezione coi turbamenti e colle agitazioni reali provocate dalla passione. Quando riflettiamo sui nostri sentimenti e sulle nostre affezioni passate, il nostro pensiero è uno specchio fedele che riproduce veracemente i suoi oggetti; ma i colori che adopera sono pallidi e smorti a confronto di quelli di cui erano rivestite le percezioni originali. Non occorre un discernimento sottile o una testa metafisica per notamela differenza.

Qui possiamo dunque dividere tutte le percezioni della mente in due classi o specie, che sono distinte dai loro differenti gradi di forza e vivacità. Le meno potenti e vivide sono comunemente denominate pensieri o idee. L'altra specie manca d'un nome nella nostra lingua come in molte altre; penso che ciò sia dovuto al fatto che non c'è stato bisogno, se non per intenti filosofici, di classificarle sotto un termine o appellativo generale. Concediamoci, pertanto, un po' di libertà e chiamiamole impressioni, usando questa parola in un senso un po' diverso da quello consueto. Col termine impressione, dunque, intendo tutte le nostre percezioni più vivide, quando udiamo, o vediamo, o sentiamo, o amiamo, od odiamo, o desideriamo, o vogliamo. E le impressioni sono distinte dalle idee, che sono le percezioni meno vivide, di cui siamo coscienti quando riflettiamo su una delle sensazioni o degli atteggiamenti sopra ricordati.

Nulla, a prima vista, può sembrare più illimitato del pensiero dell'uomo, il quale non soltanto sfugge ad ogni potere ed autorità umana, ma non è nemmeno trattenuto entro i limiti della natura e della realtà. Il formare mostri ed il congiungere incongrue forme ed apparenze sono cose che non costano all'immaginazione maggior fatica del concepire gli oggetti più naturali e familiari. E mentre il corpo è confinato ad un solo pianeta, sul quale striscia con pena e difficoltà, il pensiero può in un istante trasportarci nelle regioni più lontane dell'universo, ed anche al di là dell'universo, nel caos illimitato, dove si ritiene che la natura giaccia in una completa confusione. Quello che non fu mai visto od udito, può tuttavia essere concepito; né v'è cosa alcuna che sia al di là del potere del pensiero, all'infuori di ciò che implica assoluta contraddizione.

Ma, sebbene il nostro pensiero sembri possedere questa illimitata libertà, troveremo, con un esame più stringente, che esso è realmente confinato entro limiti molto ristretti e che tutto questo potere creativo della mente si riduce a niente di più che alla facoltà di comporre, trasporre, aumentare o diminuire i materiali fornitici dai sensi e dall'esperienza. Quando pensiamo ad una montagna d'oro, non facciamo che congiungere due idee coerenti, oro e montagna, che già prima conoscevamo. Un cavallo virtuoso, possiamo concepirlo, perché, sulla base del nostro sentimento, possiamo concepire la virtù, che possiamo a sua volta unire alla figura e alla forma di un cavallo, animale a noi familiare. In breve, tutti i materiali del pensiero sono derivati dai nostri sentimenti, sia esterni che interni; la mescolanza e la composizione di essi spettano soltanto alla mente ed alla volontà. Ora, per esprimermi in linguaggio filosofico, tutte le nostre idee o percezioni più deboli sono copie delle nostre impressioni o percezioni più vivide.

Per provare ciò, saranno sufficienti, spero, i due seguenti argomenti. Primo, quando analizziamo i nostri pensieri o idee, per quanto esse siano composte ed elevate, troviamo sempre che si risolvono in idee così semplici, da essere copia di una precedente sensazione o sentimento. Anche le idee, che, a prima vista, sembrano le più lontane da una simile origine, si trova, dopo una ricerca più scrupolosa, che son derivate da quella. L'idea di Dio, in quanto idea di un Essere infinitamente intelligente, sapiente e buono, sorge dal riflettere sulle operazioni della nostra stessa mente, aumentando poi oltre ogni limite le qualità di bontà e sapienza. Possiamo proseguire questa ricerca quanto a lungo ci piaccia; troveremo sempre che ogni idea che esaminiamo è copiata da una impressione simile. Coloro che asserissero che questa posizione non è universalmente vera né senza eccezioni, hanno un solo e facile metodo per confutarla: presentare quell'idea che, a loro giudizio, non sia derivata da questa sorgente. Sarà allora nostro dovere, se vorremo mantenere la nostra dottrina, indicare l'impressione, o percezione vivida, che ad essa corrisponde.

In secondo luogo: se accade, per un difetto dell'organo, che un uomo non sia suscettibile di qualche specie di sensazione, troviamo sempre che egli è altrettanto poco suscettibile delle idee corrispondenti. Un cieco non può farsi una nozione dei colori, né un sordo dei suoni. Restituite a ciascuno dei due il senso che gli manca; aprendo questo nuovo ingresso per le sue sensazioni, voi aprite un ingresso anche per le idee; ed egli non trova difficoltà a concepire tali oggetti. Il caso è lo stesso se l'oggetto idoneo ad eccitare una sensazione, non è mai venuto a contatto cogli organi di senso. Un lappone o un negro non hanno nozione del sapore del vino. E sebbene vi siano pochi esempi, o addirittura nessuno, i di una simile deficienza della mente, per cui una persona non abbia mai sentito, o sia del tutto incapace, di un sentimento o passione che siano propri della sua specie, tuttavia troviamo che la cosa si può verificare in forme meno estreme. Un uomo di miti costumi non può farsi l'idea di una vendetta ostinata o di i crudeltà; né un animo egoista concepisce agevolmente le altezze dell'amicizia e della generosità. Si ammette facilmente che altri esseri possano possedere molti sensi dei quali noi non possiamo avere comprensione; e ciò, perché le rispettive idee non sono mai state introdotte in noi in quell'unico modo in cui un'idea può i accedere alla mente, ossia per mezzo dell'avvertimento attual e della sensazione. [...]

C'è, dunque, una proposizione che non soltanto sembra in se stessa, semplice ed intellegibile, ma che, se venisse usata nel debito modo, potrebbe rendere del pari intellegibile ogni disputa i e dare il bando a tutto quel linguaggio incomprensibile che da tanto tempo ha preso possesso del ragionamento metafisico, tirandogli addosso lo sfavore. Tutte le idee, specialmente quelle astratte, sono naturalmente deboli ed oscure; la mente ha solo una scarsa presa su di esse, che sono atte ad esser confuse con i altre idee somiglianti; e quando abbiamo spesso adoperato qualche termine, sebbene senza un significato preciso, siamo tratti ad immaginare che una determinata idea si accompagni ad esso. Al contrario, tutte le impressioni, cioè tutte le sensazioni, sia esterne

che interne, sono forti e vivide: i limiti fra di esse sono più esattamente determinati, né è facile cadere in qualche errore od equivoco nei loro riguardi. Quando, perciò, noi nutriamo qualche sospetto che un termine filosofico sia usato senza qualche significato o idea (come avviene troppo spesso), dobbiamo soltanto stabilire da quale impressione sia derivata quella supposta idea. E se è i impossibile assegnarne una, ciò servirà a confermare il nostro sospetto. Portando le idee ad una luce così chiara possiamo ragionevolmente sperare di eliminare tutte le dispute che possano sorgere intorno alla loro natura e realtà.