La vera arte

G. W. F. HEGEL, Estetica, a cura di N. Merker,
Feltrinelli, Milano 1963, pp. 13-14.


Quel che noi vogliamo trattare è l'arte libera nei suoi fini come nei suoi mezzi. Che l'arte in generale possa anche servire ad altri scopi ed essere quindi un semplice accompagnamento marginale, questo rapporto ha essa del resto in comune col pensiero. Infatti da un lato la scienza può essere usata come intelletto servibile a scopi finiti e mezzi casuali, traendo in tal caso la sua determinazione non da se stessa, ma per mezzo di altri oggetti e rapporti; ma d'altra parte essa si libera anche da questo servizio, per elevarsi in libera autonomia alla verità in cui essa si realizza solo coi propri fini, indipendentemente

Ora, solo in questa sua libertà la bella arte è arte vera, ed adempie primieramente al suo compito supremo solo quando si è posta nella sfera comune con la religione e la filosofia, ed è soltanto una specie e un modo di portare a coscienza e di esprimere il divino, i più profondi interessi dell'uomo, le verità più ampie dello spirito. Nelle opere d'arte i popoli hanno riposto le loro concezioni e rappresentazioni interne più valide, e per la comprensione della saggezza e della religione la bella arte è spesso una chiave e presso molti popoli anzi l'unica. L'arte ha in comune questa destinazione con la religione e la filosofia, ma nel modo peculiare ch'essa manifesta sensibilmente anche ciò che è supremo e lo rende quindi più vicino al modo di apparire della natura, ai sensi e al sentimento. E la profondità di un mondo sovrasensibile ad essere penetrata dal pensiero che lo erige in primo luogo come un al di là di contro alla coscienza immediata e la sensazione attuale; è la libertà della conoscenza del pensiero che si sottrae all'al di qua, cioè alla realtà e alla finitezza sensibili. Ma lo spirito sa guarire questa frattura a cui procede; esso produce da sé le opere della bella arte come il primo anello di conciliazione tra ciò che è semplicemente esterno, sensibile e transeunte, ed il puro pensiero, tra la natura e la realtà finita e l'infinita libertà del pensiero concettuale.