La mediazione di preparare e acquistare, per i bisogni particolarizzati, il mezzo adeguato altresì particolarizzato, è il lavoro, che specifica, coi procedimenti più svariati, per questi molteplici fini, la materia, fornita immediatamente dalla natura. Ora, questa elaborazione dà al mezzo il valore e la sua conformità allo scopo, sì che l'uomo, nel suo consumo, sta in rapporto particolarmente con i prodotti umani e sono tali fatiche che egli utilizza. [...]
L'universalità e l'oggettività nel lavoro risiede, però, nell'astrazione, che effettua la specificazione dei mezzi e dei bisogni e, appunto perciò, specifica la produzione e produce la divisione dei lavori. Il lavoro del singolo diviene più semplice, mediante la divisione e, quindi, più grande attitudine al proprio lavoro astratto, come la quantità delle proprie produzioni. Nello stesso tempo, quest'astrazione dell'attitudine e del mezzo rende compiuta, facendola necessità totale, la dipendenza e il rapporto di scambio fra gli uomini, per l'appagamento degli altri bisogni. Inoltre, l'astrazione del produrre rende il lavoro sempre più meccanico e, quindi, alla fine, atto a che l'uomo ne sia rimosso e possa essere introdotta, al suo posto, la macchina.
(da G. W. F. HEGEL, Lineamenti di filosofia del diritto, a cura di F. Messineo e A. Plebe, Laterza, Bari 1965, pp. 175-6)
Lo spirito etico, nella sua immediatezza, contiene il momento naturale, che cioè l'individuo ha la sua esistenza sostanziale nella sua universalità naturale, nel genere. Questa è la relazione dei sessi, ma elevata a determinazione spirituale; - è l'accordo dell'amore e la disposizione d'animo della fiducia; - lo spirito, come famiglia, è spirito senziente.
1) La differenza naturale dei sessi appare altresì come una differenza della determinazione intellettuale ed etica. Queste personalità si congiungono, secondo la loro individualità esclusiva, in una sola persona; e l'intimità soggettiva, determinata come unità sostanziale, fa di questa riunione una relazione etica: - il matrimonio. L'intimità sostanziale fa del matrimonio un legame indiviso delle persone e quindi matrimonio monogamico. L'unione corporale è conseguenza del legame eticamente annodato. La conseguenza ulteriore è la comunanza degli interessi personali e particolari.
2) La proprietà della famiglia, come di un'unica persona, -mediante la comunione nella quale stanno rispetto alla proprietà i diversi individui che compongono la famiglia, - acquista un interesse etico; e così anche l'industria, il lavoro e la previdenza.
3) Mediante codesta autonomia, i figli escono dalla vita concreta della famiglia, cui originariamente appartengono: diventano esseri per sé, destinati per altro a fondare una nuova famiglia reale. Il matrimonio si scioglie essenzialmente in forza del momento naturale, che è la morte dei coniugi; ma anche l'intimità, in quanto è mera sostanzialità di sentimento, è sottoposta al caso e alla transitorietà. A cagione di siffatta accidentalità, i membri della famiglia assumono tra loro la condizione di persone; e in tal modo soltanto entra in questo legame ciò che in sé gli è estraneo: le determinazioni giuridiche.
La sostanza, che, in quanto spirito, si particolarizza astrattamente in molte persone (la famiglia è una sola persona), in famiglie o individui, i quali sono per sé in libertà indipendente e come esseri particolari, - perde il suo carattere etico; giacché queste persone in quanto tali non hanno nella loro coscienza e per loro scopo l'unità assoluta, ma la loro propria particolarità e il loro essere per sé: donde nasce il sistema dell'atomistica.' La sostanza diventa per questa guisa nient'altro che una connessione universale e mediatrice di estremi indipendenti e dei loro interessi particolari; la totalità sviluppata in sé di questa connessione è lo Stato, come società civile, o come Stato esterno.
2) Nella particolarità dei bisogni l'universalità appare dapprima in questo modo: l'intelletto mette distinzioni in essi, e per tal via moltiplica indefinitivamente tanto essi quanto i mezzi per queste distinzioni, e rende entrambi - i bisogni e i mezzi di soddisfazione - sempre più astratti.' Questo frazionamento del contenuto per opera dell'astrazione dà luogo alla divisione del lavoro. L'abito di questa astrazione nella fruizione, nella conoscenza, nel sapere e nel modo di condursi costituisce l'educazione in questa sfera, - e, in genere, l'educazione formale.
Il lavoro, che diventa così, nel tempo stesso, più astratto, ha come conseguenza, a cagione della sua uniformità, da una parte, la facilità del lavoro e l'accrescimento della produzione; dall'altra, la limitazione a una sola abilità, e quindi la dipendenza incondizionata dal complesso sociale. L'abilità stessa diventa, in tal guisa, meccanica; e ne viene la possibilità di surrogare al lavoro umano la macchina.
3) Ma la divisione concreta della ricchezza generale, che è altresì un affare generale, in masse particolari,' determinate secondo i momenti del concetto, - masse che hanno una peculiare base di sussistenza, e, corrispondenti a ciò, modi di lavoro, di bisogni e di mezzi del loro soddisfacimento, e inoltre di scopi e d'interessi, come anche di cultura spirituale e di abitudine, - costituisce la differenza delle classi. - Gli individui partecipano a queste classi secondo il talento naturale, la capacità, l'arbitrio e il caso. In quanto appartengono a siffatta sfera determinata e fissa, essi hanno la loro esistenza reale, la quale, come esistenza, è essenzialmente particolare; e in questa esistenza hanno la loro eticità come onestà, e il loro riconoscimento e il loro onore.
Dove si ha la società civile e quindi lo Stato, hanno luogo le classi nella loro distinzione; giacché la sostanza universale, in quanto vivente, non esiste se non si particolarizza organicamente. La storia delle costituzioni è la storia della formazione di queste classi, delle relazioni giuridiche che gli individui hanno con esse, e di esse tra loro e col loro centro. [...]
Lo Stato è la sostanza etica consapevole di sé, - la riunione del principio della famiglia e della società civile; la medesima unità, che è nella famiglia come sentimento dell'amore, è l'essenza dello Stato; la quale però [...] riceve insieme la forma di universalità saputa. Questa, come le sue determinazioni che si svolgono nel sapere, ha per contenuto e scopo assoluto la soggettività che sa; cioè vuole per sé questa razionalità.
Lo Stato è a) dapprima la sua formazione interna, come svolgimento che si riferisce a sé, - il diritto interno degli Stati o la costituzione. E poi 1) individuo particolare, e quindi in relazione con altri individui particolari, - il che dà luogo al diritto esterno degli Stati. Ma 2) questi spiriti particolari sono solo momenti nello svolgimento dell'idea universale dello spirito nella sua realtà; - e questa è la storia del mondo, o storia universale.
L'essenza dello Stato è l'universale in sé e per sé, la razionalità del volere. Ma, come tale che è consapevole di sé e si attua, essa è senz'altro soggettività; e, come realtà, è un individuo. La sua opera in genere, - considerata in relazione con l'estremo dell'individualità come moltitudine degli individui, - consiste in una doppia funzione. Da una parte, deve mantenerli come persone, e, per conseguenza, fare del diritto una realtà necessaria; e poi promuovere il loro bene, che dapprima ciascuno cura per sé, ma che ha un lato universale: proteggere la famiglia e guidare la società civile. Ma, d'altra parte, deve ricondurre entrambi, - e l'intera disposizione d'animo e attività dell'individuo, come quello che aspira ad essere un centro per sé, - nella vita della sostanza universale; e, in questo senso, come potere libero, deve intervenire nelle sfere subordinate e conservarle in immanenza sostanziale.
Le leggi esprimono le determinazioni di contenuto della libertà oggettiva. In primo luogo, pd soggetto immediato, pel suo arbitrio indipendente e pci suo interesse particolare, esse sono li- i miti. Ma sono, in secondo luogo, lo scopo finale assoluto e l'opera universale; così esse vengono prodotte mediante le funzioni delle diverse classi, che si frazionano sempre più movendo dalla particolarizzazione generale; e mediante ogni attività e cura privata dei singoli. E, in terzo luogo, sono la sostanza della loro vo- i lontà libera e della loro disposizione d'animo; e così si configurano come costume in vigore.
Lo Stato, in quanto spirito vivente, è soltanto come una totalità organizzata e distinta in attività particolari; le quali, proce- i dendo da un unico concetto (benché non saputo come concetto) della volontà razionale, producono questo perennemente come loro risultato. La costituzione è taie organizzamento del potere dello Stato. Essa contiene le determinazioni circa il modo in cui il volere razionale, - in quanto negli individui è soltanto in sé i quello universale,' - da una parte giunge alla coscienza e alla coscienza di sé stesso e vien trovato; dall'altra parte, mediante l'efficacia del governo e dei suoi rami particolari, è posto in atto e vi è mantenuto e protetto, tanto contro la soggettività accidentale del governo, quanto contro quella dei singoli. La costituzione i è la giustizia esistente; come realtà della libertà nello svolgimento di tutte le sue determinazioni razionali.
Libertà ed eguaglianza sono le semplici categorie, in cui sovente viene riepilogato ciò che dovrebbe costituire la determinazione fondamentale e lo scopo e risultato ultimo della costituzione. Per quanto l'affermazione ivi contenuta sia vera, per tanto ciò che v'ha di manchevole in siffatte determinazioni è anzitutto che esse sono meramente astratte. E, allorché sono mantenute in questa forma dell'astrazione, sono proprio esse che non lasciano sorgere, o distruggono, la concretezza; vale a dire, un'organizzazione dello Stato, una costituzione e governo in genere.
Con lo Stato si ha l'ineguaglianza, la differenza di governati e governanti, l'autorità, i magistrati, i propositi ecc. Il principio conseguente dell'eguaglianza rifiuta tutte le distinzioni, e, per tal modo, non lascia sussistere nessuna sorta di Stato.
- Certo, le determinazioni i anzidette sono i fondamenti di questa sfera; ma, come le più astratte, sono anche le più superficiali; e appunto perciò, naturalmente; le più divulgate: vale la pena, dunque, di considerarle un po' più da vicino.
Anzitutto, per quel che concerne l'eguaglianza, la proposizione ordinaria, che tutti gli uomini sono eguali per natura, contiene l'equivoco di scambiare il fatto naturale col concetto: è da dire che piuttosto, per natura, gli uomini sono soltanto ineguali.
Ma il concetto della libertà, quale esiste dapprima come tale senza ulteriore determinazione e svolgimento, è la soggettività astratta in quanto persona, che è capace di pro- i prietà: questa unica determinazione astratta della personalità costituisce l'eguaglianza reale degli uomini. Che però questa eguaglianza esista, che l'uomo, - e non già come in Grecia, in Roma ecc., soltanto alcuni uomini, - sia riconosciuto e valga giuridicamente come persona; tutto ciò è così poco per natura, che i piuttosto è soltanto un prodotto e un risultato della coscienza acquistata circa il principio più profondo dello spirito, e della universalità e dello svolgimento di questa coscienza.
- Contiene un'alta verità il detto, che cittadini sono eguali innanzi alla legge; ma è una verità che, espressa a quel modo, è una tautologia; giacché a quel modo si designa soltanto quella condizione giuridica delle cose, in cui le leggi dominano. Ma, guardando al concreto, i cittadini, fuori della personalità che hanno innanzi alla legge, sono eguali, solo in ciò in cui essi fuori della legge sono già eguali. Solo l'altra eguaglianza, di qualunque sorta sia, della ricchezza, dell'età, della forza fisica, dell'ingegno, dell'abilità ecc., o anche dei reati ecc., può e deve giustificare, in concreto, un trattamento eguale di essi innanzi alla legge: riguardo alle imposte, al dovere militare, all'ammissione agli impieghi ecc., alle punizioni, ecc. Le leggi stesse, fuorché in quanto concernono quella stretta cerchia della personalità, presuppongono le condizioni ineguali, e determinano le competenze e i doveri giuridici ineguali, che derivano da esse.
Per quel che concerne la libertà questa vien presa, più precisamente, da una parte nel senso negativo contro l'arbitrio estraneo e il trattamento illegale; dall'altra, nel senso affermativo della libertà soggettiva.
Ma a quest'ultima si dà una grande latitudine, così rispetto all'arbitrio ed all'attività propria del soggetto pei suoi scopi particolari, come rispetto alla pretesa della propria intelligenza e occupazione e partecipazione di questo nelle faccende pubbliche.
Un tempo, i diritti legalmente determinati, privati e pubblici, di una nazione, di una città ecc., si chiamavano le libertà. Infatti, ogni vera legge è una libertà; giacché contiene una determinazione razionale dello spirito oggettivo, e quindi un contenuto della libertà.
Per contrario, niente è diventato più ordinario dell'idea, che ciascuno debba limitare la sua libertà in relazione alla libertà degli altri; e che lo Stato sia la condizione in cui ha luogo tale limitazione reciproca, e le leggi sieno i limiti. In questi modi di vedere la libertà è concepita soltanto come un capriccio accidentale e un arbitrio.
- Così è stato anche detto che i popoli moderni sieno capaci solamente, o più, dell'eguaglianza che nondella libertà; e ciò non per altra ragione se non perché non si riusciva a conciliare una presupposta determinazione della libertà (principalmente, la partecipazione di tutti alle faccende ed azioni dello Stato) con la realtà, la quale è più razionale, e insieme più forte, che non quei presupposti astratti.
- Per contrario è da dire che appunto l'alto svolgimento e perfezionamento degli Stati moderni produce la massima ineguaglianza concreta degli individui nella realtà; e, in contrasto a ciò, mediante la razionalità più profonda delle leggi e l'afforzamento dello stato giuridico, effettua una libertà tanto più grande e meglio fondata, e può concederla e comportarla. [...]
Per quel che concerne la libertà politica, - intendendo cioè per essa una partecipazione formale alle faccende pubbliche statali della volontà e dell'operosità anche di quegli individui, che hanno peraltro a loro còmpito capitale gli scopi particolari e gli affari della società civile, - è da una parte, diventato usuale di chiamare costituzione solo quell'aspetto dello Stato, che concerne siffatta partecipazione di quegli individui alle faccende pubbliche; ed uno Stato, in cui ciò non ha luogo formalmente, vien considerato come uno Stato senza costituzione.
Circa questo significato della parola è da dire ora soltanto questo: che per costituzione si deve intendere la determinazione dei diritti, cioè delle libertà in genere, e l'organizzamento dell'attuazione di esse; e la libertà politica può in ogni caso costituire solo una parte di tutto ciò.