Sapere, fede, pensiero, intuizione sono categorie che, venendo presupposte comunemente note, sono molto spesso usate arbitrariamente, seguendo rappresentazioni o distinzioni meramente psicologiche: quale sia la loro natura e concetto, che è la sola cosa che importa, non viene indagato.
Così, molto di frequente, si trova opposto il sapere alla fede, mentre, nel tempo stesso, la fede è determinata come sapere immediato, e quindi riconosciuta anche come un sapere. Ben si troverà anche come fatto empirico che ciò che si crede è nella coscienza, che quindi per lo meno di esso si ha notizia; anche, che ciò che si crede è nella coscienza come qualcosa di certo; che, dunque, lo si sa.
- Così, inoltre, vien contrapposto principalmente il pensiero all'immediato sapere e alla fede; e specialmente all'intuizione. Se l'intuire è determinato come intellettuale, non si può chiamare altrimenti che intuire pensante; se pure sotto la parola intellettuale, qui dove l'oggetto è Dio, non si vogliano intendere anche rappresentazioni fantastiche e immagini.
Nell'uso linguistico di questo modo di filosofare accade che la parola fede vien pronunziata anche in relazione alle cose ordinarie del presente sensibile. Noi crediamo, dice il Jacobi, di avere un corpo; noi crediamo all'esistenza delle cose sensibili.
Ma, allorché il discorso riguarda la fede nel vero e nell'eterno, e considera Dio come rivelato e dato nel sapere immediato e nell'intuizione, queste non son cose sensibili, ma è un contenuto in sé universale, oggetto solo dello spirito pensante.
Anche, allorché s'intende parlare della individualità come io, della personalità in quanto non è io empirico e una personalità particolare, soprattutto allorché innanzi alla coscienza è la personalità di Dio, si tratta, in quel caso, della personalità pura, vale a dire universale in sé: una tale personalità è pensiero, e spetta solo al pensiero.
- Il puro intuire, inoltre, è affatto il medesimo del puro pensare. Intuire e credere esprimono dapprima le rappresentazioni determinate, che noi congiungiamo a queste parole nella coscienza ordinaria; queste sono, di certo, diverse dal pensiero, e la differenza riesce, all'incirca, intelligibile a tutti.
Ma ora anche fede e intuizione debbono essere prese in senso più alto, come fede in Dio, come intuizione intellettuale di Dio, vale a dire si deve appunto astrarre da ciò, che forma la differenza dell'intuizione e della fede rispetto al pensiero. Non si può dire che fede ed intuizione, trasportate in questa più alta regione, sieno ancora diverse dal pensiero. Si crede con queste differenze, diventate vuote, di aver detto e affermato qualcosa di molto importante, e di aver combattuto determinazioni, che sono le medesime di quelle alfermate.
- L'espressione fede, tuttavia, reca con sé il particolar vantaggio di ricordare la fede religiosa cristiana: sembra includerla o facilmente identificarsi con essa; cosicché questo filosofare credente assume un'aria essenzialmente pia e di cristiana pietà, e, con quest'aria, prende tanto più la libertà di fare, con pretensione e autorevolezza, le asserzioni che più piacciono.
Ma bisogna non lasciarsi ingannare dall'apparenza intorno a ciò che può introdursi di soppiatto per mezzo della mera somiglianza delle parole, e tener ben fermo alla differenza.
La fede cristiana include in sé un'autorità della chiesa: ma la fede di quel punto di vista filosofico è solo l'autorità della propria rivelazione soggettiva.
Inoltre, la fede cristiana ha un contenuto oggettivo, ricco in sé, un sistema dottrinale e conoscitivo; il contenuto di questa fede è invece così determinato in sé, che ammette, sì, quel contenuto cristiano, ma può ammettere finanche che il Dalailama, il toro, la scimmia, ecc., sia Dio; e, per sé, si restringe a Dio in generale, alla somma essenza.
La fede stessa, in quel preteso senso filosofico, è nient'altro che l'arido astratto del sapere immediato, una determinazione del tutto formale, che non è da scambiare con la pienezza spirituale della fede cristiana, né dal lato del cuore credente e dello spirito santo che in esso dimora, né dal lato della dottrina, ch'è ricca di tanto contenuto.
Perfettamente lo stesso di ciò che qui si chiama fede e sapere immediato è, del resto, quel che viene in altri casi chiamato ispirazione, rivelazione del cuore, contenuto impresso dalla natura negli uomini; in particolar modo anche, sano intelletto umano, common sense, senso comune. Queste forme prendono tutte allo stesso modo a br principio l'immediatezza con la quale un contenuto si trova nella coscienza ed è in questa un fatto.