Hegel -Il cominciamento della filosofia

G. W. F. HEGEL, Scienza della logica, a cura di A. Moni e C. Cesa,
Laterza, Bari 1974, vol. I, pp. 63-66.


Solo recentemente sorse la coscienza che è una difficoltà di trovare in filosofia un cominciamento, e solo recentemente si discusse in varia maniera intorno alla ragione di questa difficoltà e alla possibilità di risolverla. Il cominciamento della filosofia è di necessità o un mediato oppure un immediato, ed è facile mostrare che non può essere né l'uno né l'altro; cosicché tutte e due le maniere di cominciare son soggette ad esser confutate.

Il principio di una filosofia esprime bensì anch'esso un cominciamento, non tanto però soggettivo, quanto oggettivo; esprime cioè il cominciamento d'ogni cosa. Il principio è un contenuto determinato in qualche maniera, - l'acqua, l'uno, il nus, l'idea, la sostanza, la monade etc. Anche quando si riferisce alla natura del conoscere e vien perciò inteso piuttosto quale un semplice criterio del quale una determinazione oggettiva - come per esempio il pensare, l'intuire, il sentire, l'io, la soggettività stessa, -anche qui è la determinazione del contenuto, quella cui l'interesse si volge. Il cominciare come tale, invece, mostrandosi come un che di soggettivo nel senso di una maniera accidentale di avviar la trattazione, resta inosservato e indifferente, e quindi anche il bisogno di quella domanda, con che s'abbia a cominciare, rimane insignificante a fronte del bisogno del principio, come di quello in cui soltanto sembra star l'interesse della cosa, l'interesse di sapere quale sia il vero, quale l'assoluta ragion d'essere di tutto.

Se non che il moderno imbarazzo a proposito del cominciamento nasce da un bisogno più profondo, da alcuni non ancora conosciuto, da altri addirittura negato; non ancora conosciuto, cioè, da quanti sono occupati o, dogmaticamente, a dimostrare il principio, oppure, scetticamente, a trovare un criterio soggettivo contro il filosofare dogmatico; addirittura negato poi da quegli altri che vorrebber cominciare, come con un colpo di pistola, dalla loro interna rivelazione, dalla fede, dall'intuizione intellettuale etc., facendo così a meno del metodo, e della logica. Se l'astratto pensiero di una volta s'interessava solo per il principio come contenuto, coll'avanzare però della cultura si trovò spinto a prendere in considerazione l'altro lato, ossia il modo come il conoscere si conduce. Quindi è che anche l'atto del soggetto viene afferrato quale un momento essenziale della verità oggettiva, dal che nasce il bisogno che il metodo si unisca col contenuto, la forma col principio. Così il principio ha da essere anche cominciamento, e quello che è il Prius per il pensiero, ha da essere anche il Primo nell'andamento del pensiero.

Qui si tratta solo di vedere come apparisca il cominciamento logico. Si son già accennati i due aspetti, sotto i quali esso può esser considerato, cioè o come resultato in una maniera mediata, oppure come vero e proprio cominciamento in una maniera immediata. Non è qui il luogo di esaminar la questione (che sembra di tanta importanza nella cultura del tempo nostro) se il sapere della verità sia un sapere immediato, un sapere assolutamente iniziale, una fede, oppure un sapere mediato. In quantouna tal considerazione poteva esser fatta in via preliminare, fu già fatta altrove (nella mia Enciclopedia delle scienze filosofiche, III ediz., nei Preliminari, pgff. 61 sgg.). Qui si può solo allegar questo, che non v'ha nulla, nulla né in cielo né nella natura né nello spirito né dovunque si voglia, che non contenga tanto l'immediatezza quanto la mediazione, cosicché queste due determinazioni si mostrano come inseparate e inseparabili, e quella opposizione come inesistente. Per quello poi che riguarda la discussione scientifica, le determinazioni dell'immediatezza e della mediazione, epperò la discussione della loro opposizione e della br verità, si affacciano in ogni proposizione logica. In quanto, relativamente al pensare, al sapere, ai conoscere, cotest'opposizione prende la forma più concreta di sapere immediato oppur mediato, la natura del conoscere in generale vien considerata dentro la scienza della logica, e il conoscere, nella sua ulteriore forma concreta, cade nella scienza dello spirito e nella fenomenologia di questo. Ma voler venire in chiaro, intorno al conoscere, prima della scienza, significa pretendere che il conoscere sia esaminato fuori di essa scienza. Ora si ammetterà che fuori della scienza ciò non si può effettuare in maniera scientifica, mentre intanto è solo di questa maniera scientifica, che qui si tratta.

Il cominciamento è logico, in quanto dev'esser fatto nell'elemento dei pensiero che è liberamente per sé, cioè nel sapere puro.
Esso è quindi mediato per ciò che il sapere puro è l'ultima, assoluta verità della coscienza. Fu notato nell'Introduzione che la fenomenologia dello spirito è la scienza della coscienza, l'esposizione di questo, che la coscienza ha per resultato il concetto della scienza, vale a dire il sapere puro. La logica ha quindi per presupposto la scienza dello spirito che appare, scienza che contiene e mostra tanto la necessità e con ciò la prova della verità di quella posizione ch'è il puro sapere, quanto in generale la sua mediazione. In questa scienza dello spirito che appare si parte dalla coscienza empirica, sensibile. Questa è il vero e proprio sapere immediato. In quella scienza si esamina che cosa si contenga in questo sapere immediato. Quanto ad altre coscienze, come per esempio la fede nelle verità divine, l'esperienza interna, il sapere per mezzo d'interna rivelazione etc., basta un po' di riflessione per vedere che molto impropriamente si pretende di farle valere come sapere immediato. In quella trattazione la coscienza immediata è anche il primo e immediato nella scienza, epperò il presupposto. Nella logica invece il presupposto è quello che da cotesta considerazione era venuto a mostrarsi quai resultato, - l'Idea come puro sapere. La logica è la scienza pura, vale a dire il sapere puro neli'intiero àmbito del suo sviluppo. Ma in tal resuliato quest'idea si è determinata come quella che è la certezza fattasi verità, si è determinata cioè come la certezza che da un lato non sta più di contro all'oggetto, ma lo ha reso interno, io conosce come se stessa, - dall'altro lato poi ha anche abbandonato il sapere di sé come qualche cosa che stia di contro all'oggettività e ne sia soltanto la negazione, si è spogliata di questa soggettività ed è una con questo suo spogliarsi.