Le passioni

R. CARTESI0, Le passioni dell'anima e Lettere sulla morale,
a cura di E. Garin, Laterza, Bari 1954, pp. 113-115.


E ora che [le passioni] le conosciamo tutte, abbiamo meno motivi di prima per temerle; vediamo infatti che per loro natura son tutte buone, e che ci resta solo da evitarne il cattivo uso e l'eccesso, inconvenienti contro i quali potrebbero bastare i rimedi indicati, se ognuno si curasse a sufficienza di praticarli.
Quanto poi al rimedio che ho citato fra gli altri e che è costituito dalla riflessione anticipata e dalla perizia con cui si possono correggere i propri difetti naturali, esercitandoci a separare in noi i movimenti del sangue e degli spiriti dai pensieri a cui sono abitualmente congiunti, confesso che ben pochi si sono abbastanza premuniti in tal guisa contro ogni eventualità; e che questi movimenti, eccitati nel sangue dagli oggetti delle passioni, seguono con tale prontezza alle semplici impressioni che si verificano nel cervello e nella disposizione degli organi, anche se l'anima non vi contribuisce affatto, da escludere che alcuna saggezza umana possa resistere senza preparazione adeguata.
Così molti non potrebbero astenersi dal ridere quando si fa loro il solletico, anche se non ne hanno affatto piacere; infatti l'impressione della gioia e della sorpresa, che in un altro momento li ha fatti ridere per lo stesso motivo, risvegliata nella loro fantasia, senza che essi vi abbiano parte, fa gonfiare all'improvviso il loro polmone per il sangue inviato dal cuore.
Così quelli che, per natura, sono molto portati alle emozioni di gioia, o di pietà, o di paura, o di collera, non possono fare a meno di svenire, o di piangere, o di tremare, o di avere il sangue tutto sconvolto, come se avessero la febbre, quando la fantasia è vivamente colpita dall'oggetto di qualcuna di queste passioni.
Ma ciò che si può sempre fare in tali circostanze, e che credo di poter qui indicare come il rimedio più generale e più facile da praticarsi contro tutti gli eccessi delle passioni, è di mettersi sull'avviso quando si sente il sangue così sconvolto, e di ricordare che quanto si presenta all'immaginazione tende a ingannare l'anima e a farle apparire molto più forti del vero le ragioni che servono a persuaderla dell'oggetto della sua passione, e molto più deboli le ragioni che servono a dissuaderla.
E quando la passione persuade di cose la cui esecuzione ammette un certo indugio, bisogna prender tempo a riflettere, e distrarsi con altri pensieri fino a che il tempo e il riposo non abbiano completamente calmato l'emozione del sangue.
Quando infine la passione incita ad azioni che richiedono una decisione immediata, la volontà deve volgersi soprattutto a considerare e a seguire le ragioni contrarie a quelle presentate dalla passione, anche se appaiono men forti: come quando siamo attaccati, senza che ce lo aspettiamo, da un nemico, e le circostanze non ci consentono il minimo indugio nella decisione.
Mi pare tuttavia che chi è abituato a riflettere sulle proprie azioni, possa sempre fare una cosa:

  • quando si sente preso da paura, cerchi di distogliere il pensiero dalla considerazione del pericolo, rappresentandosi le ragioni per cui resistere è molto più sicuro e più onorevole che fuggire;
  • al contrario, quando sente che il desiderio di vendetta e la collera lo incitano a correre sconsideratamente verso quelli che lo attaccano, si ricordi di pensare che è imprudenza perdersi quando ci si può mettere in salvo senza disonore, e che se la partita è molto impari, una onesta ritirata o un indugio valgon meglio dell'esporsi a morte sicura.

    Del resto l'anima può avere i propri piaceri a parte; ma quelli che ha in comune col corpo dipendono completamente dalle passioni. Perciò gli uomini che la passione può far vibrare di più, sono capaci di gustare in questa vita le maggiori dolcezze.
    E' vero che possono anche trovarsi le maggiori amarezze, se della passione non sanno fare buon uso, e se hanno contraria la fortuna. Ma la saggezza proprio in questo torna utile: nell'insegnare a rendersi talmente padroni delle passioni, a dirigerle con tale abilità, da far sì che esse cagionino soltanto mali molto sopportabili, e perfino tali che sia sempre possibile volgerli in gioia.