Aristotele - Le quattro cause
ARISTOTELE, Fisica, cit., p. 33.
Ciò stabilito, bisogna indagar sulle cause, quali e quante di numero esse siano. Poiché, invero, la nostra ricerca ha per fine la conoscenza e, d'altra parte, noi crediamo di non conoscer nulla se prima non abbiamo posto il perché di ciascuna cosa (e ciò significa porre la causa prima), è ovvio che noi dobbiamo fare la medesima indagine anche a proposito del nascere e del perire e di ogni cangiamento fisico, affinché, sapendo i principi di queste cose, noi possiamo tentare di ricondurre ad essi ogni nostra ricerca.
Pertanto,
In un senso si dice causa ciò da cui proviene l'oggetto e che è ad esso immanente, come il bronzo alla statua o l'argento alla coppa, o anche i vari generi del bronzo o dell'argento.
In un altro senso sono causa la forma e il modello, vale a dire la definizione del concetto e i generi di essa (come del diapason il rapporto di due a uno e, insomma, il numero) e le parti inerenti alla definizione.
Inoltre, è causa ciò donde è il primo inizio dei cangiamento o della quiete, come è causa chi dà un precetto o come il padre è causa del figlio o come in generale chi fa è causa del fatto, chi muta del mutato.
Inoltre, la causa è come fine ed è questa la causa finale, come del passeggiare è la salute. Se ci si domanda, infatti: «Perché quel tale passeggia?», rispondiamo: «Per star bene»; e così dicendo noi crediamo di averne data la causa. E della causa finale fan parte tutte le altre cose le quali, anche se mosse da altri, si trovano in mezzo tra il motore e il fine, come per la salute il dimagrire o il purgante o i farmaci ogli attrezzi ginnici: tutte queste cose sono in virtù del fine e differiscono tra loro solo in quanto alcune sono azioni, altre sono strumenti.