Aristotele - Le forme di costituzione politica

ARISTOTELE, Politica, trad., it. R. Laurenti,
in Opere, Laterza, vol. IX, pp. 82-84.


Poiché si sono precisati questi punti, si deve esaminare di seguito se bisogna ammettere una forma sola di costituzione o più forme e, se più forme, quali sono, e quante e quali le differenze tra loro.

La costituzione è l'ordinamento delle varie magistrature d'uno stato e specialmente di quella che è sovrana suprema di tutto: infatti, sovrana suprema è dovunque la suprema autorità dello stato e la suprema autorità è la costituzione.

Dico cioè che nelle democrazie sovrano è il popolo, mentre al contrario nelle oligarchie lo sono i pochi: e noi diciamo che queste due costituzioni sono diverse.
Allo stesso modo potremo parlare delle altre.

In primo luogo bisogna determinare

  • per quale fine esiste lo stato e
  • quante sono le forme di governo che riguardano l'uomo e la vita in comune.

    S'è già detto, secondo i primi discorsi, in cui si sono fatte delle precisazioni sull'economia domestica e sull'autorità padronale, che l'uomo è per natura un animale socievole.
    Essi quindi, anche se non hanno bisogno d'aiuto reciproco, non di meno desiderano vivere insieme: non solo, ma pure l'interesse comune li raccoglie, in rapporto alla parte di benessere che ciascuno ne trae.

    Ed è proprio questo il fine: sia di tutti in comune e sia di ciascuno in particolare. Ma essi si riuniscono anche per il semplice scopo di vivere e per questo stringono la comunità statale.
    C'è senza dubbio un elemento di bellezza nel vivere, anche considerato in se stesso, a meno che non sia gravato oltre misura dai mali dell'esistenza.
    E chiaro del resto che i più degli uomini sopportano molte avversità perché attaccati alla vita, come se racchiudesse in se stessa una qualche gioia e dolcezza naturale.

    E senz'altro facile distinguere le forme di autorità di cui si parla comunemente e infatti nelle opere essoteriche noi diamo spesso al riguardo delle precisazioni.
    L'autorità padronale, ‹ sebbene in verità, quando schiavo e padrone sono tali per natura, i loro interessi coincidano ‹, tuttavia governa tenendo nondimeno d'occhio l'interesse del padrone e accidentalmente quello dello schiavo (perché se lo schiavo vien meno è impossibile che rimanga l'autorità del padrone).
    L'autorità sui figli, sulla moglie e sull'intera casa, che chiamiamo appunto "economica", si esercita o nell'interesse di chi è retto o nel comune interesse di entrambe le parti - per sé, comunque, nell'interesse di chi è retto.
    Così vediamo pure a proposito delle altre arti, quali la medicina e la ginnastica, accidentalmente poi, nell'interesse di chi le esercita, perché niente proibisce che l'allenatore dei giovani si metta talvolta lui stesso tra quelli che si esercitano, come pure il pilota è sempre uno degli imbarcati. Ma l'allenatore o il pilota mira al bene di chi è sotto la sua autorità e quando diventa pure lui uno di questi, prende anche egli accidentalmente la sua parte di vantaggio, perché quello è un imbarcato, l'altro, pur essendo allenatore, è uno di coloro che si esercitano.

    Per ciò anche le cariche pubbliche, quando lo stato sia fondato sull'uguaglianza e sulla parità dei cittadini, è giusto siano esercitate a turno.
    In primo luogo è giusto che, a quanto vuole la natura, si serva a turno, e che si badi poi ai propri interessi, come prima, durante la carica, si badava agli interessi degli altri.
    Ma adesso ‹per i proventi che si traggono dai beni comuni e dalla carica ‹ vogliono restare al potere ininterrottamente, come se quelli che governano, sebbene malaticci, riuscissero a godere sempre ottima salute. Così, forse, in tal caso correrebbero dietro alle magistrature!

    E' evidente quindi che:

  • Quante costituzioni mirano all'interesse comune sono giuste in rapporto al giusto in assoluto
  • Quante, invece, mirano solo all'interesse personale dei capi sono sbagliate tutte e rappresentano una deviazione dalle rette costituzioni: sono pervase da spirito di despotismo, mentre lo stato è comunità di liberi.

    Fatte queste precisazioni, conviene studiare di seguito le forme di costituzione, quante sono di numero e quali, e dapprima quelle rette: definite queste, risulteranno chiare anche le deviazioni.

    Poiché costituzione significa lo stesso che governo e il governo è l'autorità sovrana dello stato, è necessario che sovrano sia o uno solo o pochi o i molti.
    Quando l'uno o i pochi o i molti governano per il bene comune, queste costituzioni necessariamente sono rette, mentre quelle che badano all'interesse o di uno solo o dei pochi o della massa sono deviazioni: in realtà o non si devono chiamare cittadini quelli che prendono parte al governo o devono partecipare dei vantaggi comuni.

  • Delle forme monarchiche quella che tiene d'occhio l'interesse comune, siamo soliti chiamarla regno:
  • il governo di pochi, e, comunque, di più d'uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri);
  • quando poi la massa regge lo stato badando all'interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politia.

    (E questo riesce ragionevole: che uno o pochi si distinguano per virtù è ammissibile, ma è già difficile che molti siano dotati alla perfezione in ogni virtù, tutt'al più in quella militare, ché questa si trova veramente nella massa: di conseguenza in questa costituzione sovrana assoluta è la classe militare e perciò ne fanno parte quanti possiedono le armi).

    Deviazioni delle forme ricordate sono,

  • la tirannide del regno,
  • l'oligarchia dell'aristocrazia,
  • la democrazia della politia.
    La tirannide è infatti una monarchia che persegue l'interesse dei monarca
    L'oligarchia quello dei ricchi
    La democrazia poi l'interesse dei poverii
    Al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste.