Aristotele - Dio motore immobile e pensiero puro

ARISTOTELE, Metafisica, cit., vol. II, pp. 231-232; 239-244.



L'oggetto su cui verte la nostra indagine è la sostanza: infatti i principi e le cause che stiamo ricercando sono quelli delle sostanze.

E infatti, se si considera la totalità della realtà come un tutto, la sostanza è la parte prima; e se la si considera secondo la serie delle categorie, anche così la sostanza è prima, poi viene la qualità, poila quantità.

Anzi, parlando in senso assoluto, queste ultime non sono neppure esseri, bensì qualità e movimenti della sostanza, ovvero sono allo stesso modo che il «non-bianco» ed il «non-retto»: infatti, anche questi diciamo che sono, come, ad esempio, quando diciamo: questo «è non-bianco». Inoltre, nessuna delle altre categorie si può separare dalla sostanza.

Anche i pensatori antichi, di fatto, lo dimostrano: infatti essi ricercavano principi, elementi e cause appunto della sostanza. I pensatori contemporanei' pongono piuttosto gli universali come sostanze: universali sono, infatti, i «generi» che essi affermano essere principi e sostanze, in base alla loro indagine di carattere puramente razionale. Invece i pensatori antichi ponevano come sostanze le realtà particolari, come, per esempio, il fuoco e la terra, e non l'universale.

Le sostanze sono tre.

Una è la sostanza sensibile, la quale si distingue in eterna e in corruttibile (e questa è la sostanza che tutti ammettono: per esempio le piante e gli animali; di essa è necessario comprendere quali siano gli elementi costitutivi, sia che questi si riducano ad uno solo, sia che siano molti). L'altra sostanza è, invece, immobile; e, questa, alcuni filosofi affermano che è separata: certuni distinguendola ulteriormente in due tipi, altri riducendo ad una identica natura le Forme e gli Enti matematici, altri ancora ammettendo solo gli Enti matematici.

Le prime due specie di sostanze costituiscono l'oggetto della fisica, perché sono soggette a movimento; la terza, invece, è oggetto di un'altra scienza,' dal momento che non c'è nessun principio comune ad essa ed alle altre due. [...]

Poiché si è sopra detto che le sostanze sono tre, due fisiche ed una immobile: ebbene, dobbiamo parlare di questa e dobbiamo dimostrare che necessariamente esiste una sostanza eterna ed immobile. Le sostanze, infatti, hanno priorità rispetto a tutti gli altri modi di essere, e, se fossero tutte corruttibili, allora sarebbe corruttibile tutto quanto esiste. Ma è impossibile che il movimento si generi o si corrompa, perché esso è sempre stato; né è possibile che si generi o si corrompa il tempo, perché non potrebbero esserci il «prima» e il «poi» se non esistesse il tempo. Dunque, anche il movimento è continuo come il tempo: infatti il tempo o è la stessa cosa che il movimento o una caratteristica del medesimo. E non c'è altro movimento continuo se non quello locale, anzi, di questo, continuo è solo quello circolare.

Se, poi, esistesse un principio motore ed efficiente, ma che non fosse in atto, non ci sarebbe movimento; infatti è possibile che ciò che ha potenza non passi all'atto. (Pertanto non avremo alcun vantaggio se introdurremo sostanze eterne, come fanno i sostenitori della teoria delle Forme, se non è presente in esse un principio capace di produrre mutamento; dunque, non è sufficiente questo tipo di sostanza, né l'altra sostanza che essi introducono oltre le Idee;' se queste sostanze non saranno attive, non esisterà movimento). Ancora, non basta neppure che essa sia in atto, se la sua sostanza implica potenza: infatti, in tal caso, potrebbe non esserci un movimento eterno, perché è possibile che ciò che è in potenza non passi all'atto. E dunque necessario che ci sia un Principio, la cui sostanza sia l'atto stesso. Per conseguenza, è anche necessario che queste sostanze siano scevre di materia, perché devono essere eterne, se mai esiste qualcosa di eterno. Dunque, devono essere atto.

D'altro canto, sorge una difficoltà: pare, infatti, che tutto ciò che è attivo presupponga la potenza e che, invece, non tutto ciò che è in potenza passi all'atto; sembra, in tal modo, che la potenza sia anteriore all'atto. Ma, se fosse così, non esisterebbe nessuno degli esseri: è possibile, infatti, che ciò che è in potenza ad essere non sia ancora. E anche se fosse come dicono i Teologi, che fanno derivare tutto dalla notte,' o come dicono i Fisici, i quali sostengono che «tutte le cose erano insieme», si giungerebbe alla stessa impossibilità. Infatti, come potrebbe prodursi movimento, se non esistesse una causa in atto? Non certo la materia può muovere sé medesima, ma l'arte del costruire; e neppure il mestruo né la terra muovono se stessi, ma il germe e il seme. Per questo, alcuni ammettono una attività eterna, come Leucippo e Platone: infatti essi sostengono che il movimento è eterno. Tuttavia, essi non dicono perché il movimento sia e quale esso sia, né dicono la ragione per cui esso sia in questo o quel modo. Nulla, infatti, si muove a caso, ma deve sempre esserci una causa: per esempio, questo si muove ora in questo modo per natura, questo altro in quest'altro modo per forza, ad opera dell'intelligenza o di altro. E di che specie è, allora, quel movimento primo? Questo punto ha una importanza grandissima. Ma a Platone non sarebbe stato lecito neppure porre quello che egli ritiene, talora, essere causa di movimento, ossia ciò che si dà movimento da se stesso. Infatti questo, che, secondo lui, è l'anima, è posteriore al movimento e nasce insieme col mondo, come egli stesso afferma. Orbene, ritenere che la potenza sia anteriore all'atto, in un senso, è vero e, in un altro senso, non è vero, come si è già detto. Che l'atto sia anteriore, attesta Anassagora, perché l'Intelligenza di cui egli parla è atto; attesta Empedocle con la dottrina dell'Amicizia e della Discordia, e attestano coloro che, come ad esempio Leucippo, sostengono che il movimento è eterno. Pertanto non ci furono per un tempo infinito Caos o Notte, ma ci furono sempre le medesime cose, o ciclicamente o in qualche altro modo, se veramente l'atto è anteriore alla potenza. Ora, se la realtà è sempre la stessa [ ciclicamente], è necessario che qualcosa permanga costantemente e agisca sempre allo stesso modo. E, perché possa aver luogo generazione e corruzione, ci deve essere anche qualcos'altro che sempre agisca in maniera diversa. E bisogna che questo, in un modo, agisca in virtù di sé medesimo e, in un altro modo, in virtù di altro, dunque in virtù di una ulteriore causa diversa dalla prima, oppure in virtù della prima. Ma è necessario che sia in virtù della prima, perché, a sua volta, la prima sarebbe causa dell'uno e dell'altro. Dunque, è meglio la prima. Dicemmo, infatti, che essa è causa dell'essere le cose sempre nello stesso modo; la seconda, invece, è causa dell'essere le cose in modo diverso, e l'una e l'altra insieme son causa dell'essere le cose in modo sempre diverso.

In questo modo si comportano, dunque, i movimenti. Che bisogno c'è, allora, di cercare altri principi?

Poiché è possibile che le cose stiano a questo modo - e se n così non fosse tutte le cose dovrebbero derivare dalla notte, dalla mescolanza e dal non essere -, queste difficoltà si potranno risolvere.

C'è qualcosa che sempre si muove di moto continuo, e questo è il moto circolare (e ciò è evidente non solo col ragionamento ma anche come dato di fatto); cosicché, il primo cielo deve essere eterno. Pertanto c'è anche qualcosa che muove. E, poiché ciò che è mosso e muove è un termine intermedio, deve esserci, per conseguenza, qualcosa che muova senza essere mosso e che sia sostanza eterna ed atto. E in questo modo muovono l'oggetto del desiderio e dell'intelligenza: muovono senza essere mossi. [...]

Che, poi, il fine si trovi fra gli esseri immobili, lo dimostra la distinzione (dei suoi significati): fine significa: qualcosa a vantaggio di cui e lo scopo stesso di qualcosa; nel secondo di questi significati il fine può trovarsi fra gli esseri immobili, nel primo significato no.

Dunque il primo motore muove come oggetto di amore, mentre tutte le altre cose muovono essendo mosse.

Ora, se qualcosa si muove, può anche essere diverso da come è.

Pertanto il primo movimento di traslazione, anche se è in atto, può tuttavia essere diverso da come è, almeno in quanto è movimento: evidentemente diverso secondo il luogo, anche se non secondo la sostanza. Ma, poiché esiste qualcosa che muove essendo, esso medesimo, immobile ed in atto, non può essere in modo diverso da come è in nessun senso. Il movimento di traslazione, infatti, è la prima forma di mutazione, e la prima forma di traslazione è quella circolare: e tale è il movimento che il primo motore produce. Dunque, questo è un essere che esiste di necessità; e in quanto esiste di necessità, esiste come bene, ed in questo modo è Principio. (Infatti, il «necessario» ha i seguenti significati: ciò che si fa i per costrizione contro l'inclinazione, ciò senza cui non esiste il bene, e, infine, ciò che non può assolutamente essere diverso da come è).

Da un tale Principio, dunque, dipendono il cielo e la natura. Ed il suo modo di vivere è il più eccellente: è quel modo di vivere i che a noi è concesso solo per breve tempo. E in quello stato Egli è sempre. A noi questo è impossibile, ma a Lui non è impossibile, poiché l'atto del suo vivere è piacere. E anche per noi veglia, sensazione e conoscenza sono in sommo grado piacevoli, proprio perché sono atto, e, in virtù di questi, anche speranze e ricordi.

Ora, il pensiero che è pensiero per sé, ha come oggetto ciò che è di per sé più eccellente, e il pensiero che è tale in massimo grado ha per oggetto ciò che è eccellente in massimo grado. L'intelligenza pensa se stessa, cogliendosi come intelligibile: infatti, essa diventa intelligibile intuendo e pensando sé, cosicché intelligenza ed intelligibile coincidono. L'intelligenza è, infatti, ciò che è capace di cogliere l'intelligibile e la sostanza, ed è in atto quando li possiede. Pertanto, più ancora che quella capacità, è questo possesso ciò che di divino ha l'intelligenza; e l'attività contemplativa è ciò che c'è di più piacevole e di più eccellente.

Se, dunque, in questa felice condizione in cui noi ci troviamo talvolta, Dio si trova perennemente, è meraviglioso; e se Egli si trova in una condizione superiore, è ancor più meraviglioso. E in questa condizione Egli effettivamente si trova. Ed Egli è anche Vita, perché l'attività dell'intelligenza è vita, ed Egli è appunto i quell'attività. E la sua attività, che sussiste di per sé, è vita ottima ed eterna. Diciamo, infatti, che Dio è vivente, eterno ed ottimo; cosicché a Dio appartiene una vita perennemente continua ed eterna: questo è, dunque, Dio.