Potenza e atto

ARISTOTELE, Metafisica, cit., vol. II, pp. 49; 183-185.



L'atto è l'esistere della cosa, non però nel senso in cui diciamo che è in potenza; e

  • diciamo in potenza, per esempio, un Ermete nel legno, la semiretta nell'intera retta, perché li si potrebbe ricavare, e diciamo pensatore anche colui che non sta speculando, se ha capacità di speculare;
  • diciamo invece in atto l'altro modo di essere della cosa.
    Ciò che vogliamo dire diventa chiaro per induzione nei casi particolari [...]

    E l'atto sta alla potenza come ad esempio

  • chi costruisce sta a chi può costruire,
  • chi è desto a chi dorme,
  • chi vede a chi ha gli occhi chiusi ma ha la vista,
  • e ciò che è ricavato dalla materia alla materia
  • e ciò che è elaborato a ciò che non è elaborato.
    Al primo membro di queste differenti relazioni si attribuisca la qualifica di atto e al secondo quella di potenza [...]

    L'essere

  • o è solamente in atto,
  • o è in potenza,
  • oppure è, insieme, in atto e in potenza.
    E questo si verifica
  • sia per la sostanza,
  • sia per la quantità,
  • sia per le restanti categorie.
    Non esiste alcun movimento che sia fuori dalle cose: infatti, il mutamento ha luogo sempre secondo le categorie dell'essere, e non c'è nulla che sia comune a tutte e che non rientri in una singola categoria.
    Ciascuna delle categorie, in tutte le cose, esiste in due modi diversi
    a. la sostanza, per esempio, talora è forma e talora è privazione;
    b. nella qualità talora si ha il bianco e talora si ha il nero;
    c. nella quantità talora si ha il compiuto e talora l'incompiuto;
    d. nel movimento di traslazione si ha l'alto ed il basso, o il leggero ed il pesante)
    Sicché ci dovranno essere tante forme di movimento e di mutamento quante sono le categorie dell'essere.
    Ora poiché essere in potenza ed essere in atto si distinguono secondo ciascun genere di categoria, chiamo movimento l'atto di ciò che è in potenza, in quanto in potenza.

    E che questa definizione del movimento sia vera, risulta evidente da quanto segue.
    Quando il costruibile, considerato in quanto tale, sia in atto, allora si costruisce, e questo è il processo di costruzione.
    Lo stesso dicasi dell'imparare, del guarire, del girare, del camminare, del saltare, dell'invecchiare, del crescere.
    Ed il movimento ha luogo quando ci sia appunto quell'attività, e non prima né dopo. Dunque il movimento è l'attualizzazione di ciò che è in potenza, quando questo sia in atto e si realizzi e non in quanto se stesso ma in quanto mobile.
    E con l'espressione «in quanto» intendo dire questo che segue. Il bronzo è in potenza la statua; tuttavia il movimento non è l'atto del bronzo in quanto bronzo. Infatti l'essere bronzo e l'essere una certa potenzialità non sono la medesima cosa: se fossero la medesima cosa in senso assoluto e secondo la forma, allora l'atto del bronzo sarebbe movimento. Invece non sono la stessa cosa.
    E questo è evidente nel caso dei contrari: il poter essere sano e il poter ammalarsi non sono la medesima cosa, altrimenti sarebbero la medesima cosa anche l'essere sano e l'ammalarsi; una sola e medesima cosa, invece, è il sostrato, il quale è o sano o malato, sia esso un umore sia esso il sangue.
    E poiché, dunque, non sono la stessa cosa, così come il colore non è il visibile, allora solamente l'atto del potenziale in quanto potenziale è movimento.

    Che il movimento sia questo atto, e che il movimento abbia luogo solo nel momento in cui abbia luogo questo atto e non prima e neppure dopo, è evidente.
    Infatti, è possibile che ogni cosa sia talora in atto e talora no; per esempio, il costruibile in quanto costruibile; e l'atto del costruibile in quanto costruibile è il processo di costruzione: e l'atto è appunto questo, vale a dire il processo di costruzione, oppure la casa. E una volta che la casa esista, non ci sarà più il costruibile; invece ciò che vien costruito è il costruibile.
    Dunque, è necessario che l'atto sia il processo di costruzione, ed il processo di costruzione è un movimento.
    Lo stesso ragionamento vale anche per tutti gli altri movimenti.