La metafisica come teologia

ARISTOTELE, La Metafisica, cit., vol. II, pp. 179-180.



Tutte le scienze ricercano, relativamente a ciascuno degli oggetti che rientrano nel loro ambito di conoscenza, determinate cause e determinati principi: così la medicina, la ginnastica e ciascuna delle altre scienze poietiche e matematiche. Ognuna di queste, infatti, si limita a indagare un determinato genere di cose, e, di questo, ognuna si occupa come di qualcosa di reale e di esistente, ma non io considera in quanto essere: infatti la scienza dell'essere in quanto essere è diversa da queste scienze e da esse distinta. Ciascuna delle scienze sopra menzionate assume in qualche modo l'essenza che è propria del genere di cose di cui si occupa e cerca di dimostrare tutto il resto con più o meno rigore. Ed alcune di queste scienze assumono l'essenza tramite le sensazioni, altre, invece, tramite l'ipotesi. [...]

Ora, poiché esiste una scienza della natura, è evidente che essa deve essere diversa sia dalla scienza pratica sia dalla scienza poietica. Infatti, nel caso della scienza poietica, il principio del movimento si trova nell'artefice e non nella cosa prodotta, e questo principio consiste o in un'arte o in qualche altra potenza. E similmente, anche nel caso della scienza pratica, il movimento risiede non in ciò che è oggetto di azione, ma negli agenti. Invece, la scienza del fisico verte intorno ad oggetti che hanno in sé medesimi il principio del movimento. Dunque, risulta evidente da queste considerazioni che la fisica non è né scienza pratica né scienza poietica ma è necessariamente scienza teoretica, dato che essa deve di necessità rientrare in uno di questi tre generi di scienze. E poiché ciascuna scienza deve necessariamente conoscere l'essenza in qualche modo e deve servirsi di essa come di principio, occorre non ignorare in quale modo il fisico debba definire i suoi oggetti e in quale modo debba intendere la nozione di sostanza, se al modo del camuso, oppure se al modo del concavo. Di queste due nozioni, infatti, quella di camuso implica anche la materia, invece quella di concavo prescinde dalla materia: infatti la camusità si trova solamente in un naso e perciò la nozione di camusità implica anche la nozione di naso: camuso, appunto, è un naso concavo. E evidente, dunque, che anche le nozioni di carne, di occhio e delle altre parti del corpo dovranno sempre essere ridate includendo anche la materia.

Ora, poiché esiste una scienza dell'essere in quanto essere e in quanto separato, bisogna esaminare se essa si debba considerare come identica alla fisica, oppure come diversa. Ma la fisica studia le cose che hanno in sé medesime il principio del movimento; la matematica è scienza teoretica che studia enti non soggetti al divenire, ma non separati. C'è, dunque, un'altra scienza, diversa sia dalla fisica sia dalla matematica, che studia l'essere separato e immobile, posto che veramente esista una sostanza di questo tipo, ossia una sostanza separata e immobile, come cercheremo di dimostrare. E se fra gli esseri esiste una realtà di questo genere, in essa dovrà consistere anche il divino e dovrà essere il principio primo e supremo.

E' chiaro, dunque, che esistono tre generi di scienze teoretiche: fisica, matematica e teologia. Ora, fra tutti i generi di scienze il genere delle scienze teoretiche è il più eccellente, e fra le scienze teoretiche l'ultima illustrata è la più eccellente, perché ha come oggetto quell'essere che più di tutti ha valore, e ogni scienza viene qualificata come superiore o inferiore in base al suo oggetto.