La scienza di Dio non ammette nessun mutamento né accoglie in un modo diverso ciò che non è ancora, ciò che è già, ciò che è stato. Poiché Egli non fa, come facciamo noi uomini, che volgiamo lo sguardo innanzi, di fronte e indietro per scorgere il futuro, il presente e il passato, ma conosce tutto in un cert'altro modo ch'è totalmente diverso dal modo consueto del nostro pensiero che muta nel passare da questo a quello, ma del tutto immutabilmente; così che anche gli eventi che accadono nel tempo e che, se futuri, non sono ancora, se presenti, son già, se passati, non sono più, tutti Egli comprende in un eterno ed invariabile presente [...] ed infatti la Sua attenzione non si volge da un pensiero ad un altro, ma, nel Suo sguardo incorporeo, sono tutte quante presenti le cose che Egli conosce; poiché così conosce i tempi, senza che la sua cognizione sia nel tempo, come muove le cose temporali, senza che il Suo movimento sia nel tempo.
Ma nel de divinatione è lui stesso, ed in un modo ben chiaro, che combatte la prescienza del futuro. E si crede costretto a far questo, per non ammettere il fato e negare così la libertà del volere, giacché pensa che, se si conceda la conoscenza del futuro, non ci si può poi in nessun modo rifiutare di ammettere il fato.Ma comunque argomentino i filosofi nelle loro tortuosissime discussioni e contese, noi che vogliamo credere nel sommo e vero Dio, noi crediamo altresì nella Sua volontà, nella Sua somma potenza e nella Sua prescienza. E non temiamo che ne debba seguire che non sia opera della nostra volontà quel che facciamo per nostra volontà, dal fatto ch'Egli già seppe in antecedenza che l'avremmo fatto, Egli la cui prescienza non può fallire. [...]
Ma noi, contro tutte queste temerarie affermazioni sacrileghe ed empie, affermiamo sia che Dio conosce tutti gli eventi, prima che accadano, sia che noi facciamo, per opera della volontà, tutto quello che, per la nostra stessa interiore esperienza, sappiamo di fare soltanto perché lo vogliamo. Dall'ammissione che l'ordine di tutte le cause è fissato in Dio, non segue infatti necessariamente che niente dipenda dall'arbitrio della nostra volontà. Giacché le stesse volontà nostre sono nell'ordine delle cause, ordine che è fissato in Dio ed è contenuto dalla Sua prescienza; poiché le volontà umane sono le cause delle azioni umane. E perciò Colui che ha previsto tutte le cause delle cose certamente non può ignorare, in queste cause, le nostre volontà, che ha previsto sarebbero state le cause delle nostre azioni.
Giacché quello stesso principio che Cicerone concede, e che cioè niente avviene che non sia preceduto da una causa efficiente, basta a confutare la soluzione ch'egli dà del problema. Poiché che gli giova, dopo aver affermato che niente accade senza causa, aggiungere che però non ogni causa è fatale, perché si debbono distinguere la causa fortuita, la causa naturale e quella volontaria? Basta che egli abbia riconosciuto che tutto quanto accade, accade per una causa antecedente.
Ed infatti quelle cause che chiamano fortuite, donde ha preso nome anche la fortuna, noi non diciamo già che non esistono, ma le chiamiamo cause nascoste e le attribuiamo a Dio o alla volontà di qualche spirito, e nemmeno le cause naturali le distacchiamo dalla volontà di Dio, dalla volontà di Colui che è autore e creatore di ogni natura.
Quanto poi alle cause volontarie, o sono di Dio o sono degli angeli o sono degli uomini o sono degli animali; se pure si possono chiamare volontà quei moti che spingono gli animali privi di ragione ad agire secondo la loro natura, a ricercare questo, ad evitare quello.
Quando poi dico volontà degli angeli, intendo tanto gli angeli buoni, che chiamiamo angeli di Dio, quanto quelli cattivi, che chiamiamo angeli del diavolo o anche demoni e così egualmente per gli uomini, intendo tanto i buoni che i cattivi.
Onde segue da tutto questo che non vi sono altre cause efficienti di tutto quanto accade, se non quelle volontarie, procedenti cioè da quella natura che è Spirito di vita.
Lo Spirito dunque di vita, che tutto vivifica ed è creatore di ogni corpo e di ogni spirito creato è lo stesso Dio, spirito del tutto increato. Nella Sua volontà risiede la potenza suprema, che aiuta le volontà buone degli spiriti creati, giudica le cattive, tutte ordina; e ad alcune dà l'efficacia ad altre la nega. Com'è infatti creatore di ogni natura, così è il datore di ogni efficacia, ma non già delle volontà. Poiché le cattive volontà non derivano da Lui, in quanto sono contrarie alla natura, che deriva da Lui.