Che nessuno pensi, quando si parla degli angeli apostati, che la loro natura sia potuta derivare da un altro principio e che perciò non ne sia autore Iddio. Dall'empietà di questo errore ognuno potrà liberarsi con tanta maggior facilità e prontezza, quanto più profondamente riuscirà ad intendere quel che, per mezzo dell'angelo, Dio disse a Mosè, nel mandano verso i figli d'Israele: « Io sono Colui che sono ». Dio infatti, poiché è l'essenza suprema e cioè è nel modo supremo ed è perciò immutabile, alle cose che creò dal niente, concesse di essere, ma non di essere nel modo supremo, come è Egli stesso; e ad alcune concesse di essere di più, ad altre di meno e così ordinò le nature secondo i gradi delle essenze. [...]
E perciò a quella natura, che è nel modo supremo, per la cui opera sono tutte le cose che sono, nessun'altra natura può essere contraria, se non quella che non è. Poiché il contrario di ciò che è, è il non essere. E quindi a Dio, essenza suprema ed autore di tutte le essenze, quali che esse siano, nessuna essenza è contraria.
Così stando le cose, per questa natura, che è stata dotata di un'eccellenza così grande che, benché sia essa stessa mutevole, con l'aderire tuttavia al Bene immutabile e cioè a Dio sommo, raggiunge la beatitudine - la creatura infatti non può colmare la propria indigenza se non con l'essere beata e niente basta a colmarla se non Dio - non aderire a Lui, è certamente un vizio. Giacché ogni vizio nuoce alla natura ed è perciò contrario alla natura.
Il vizio è un male non per altro se non perché corrompe il bene della natura. E dunque non è la natura che è contraria a Dio, ma il vizio. Poiché quel che è male è contrario al bene; e chi potrà negare che Dio non sia supremamente buono? Il vizio dunque è tanto contrario a Dio, quanto ii male lo è al bene.
Ma bene è anche la natura viziata'e perciò il vizio è contrario anche a questo bene; ma contrario al Bene il vizio è solo come il male lo è al bene, alla natura viziata invece è contrario non soltanto in quanto male, ma anche in quanto dannoso.
Il male quindi non può nuocere a Dio, ma può nuocere soltanto alle nature mutevoli e corruttibili, che tuttavia sono buone in sé, come testimonia lo stesso vizio. Se infatti non fossero buone, non potrebbero essere danneggiate dal vizio. Poiché quale altro danno reca il vizio, se non quello di togliere a loro l'integrità, la bellezza, la salute, la virtù o qualunque altro bene di natura che suole esser tolto o diminuito dal vizio? Che se il bene mancasse del tutto in una natura, non si potrebbe recarle danno col toglierle il bene, e perciò non vi sarebbe nemmeno il vizio. Poiché non è possibile che il vizio vi sia e che non nuoccia.
Donde segue che, benché il vizio non possa nuocere al Bene immutabile, tuttavia non può nuocere se non ad un bene, giacché non è se non là dove nuoce.
E perciò può dirsi anche questo: che il vizio né può essere nel sommo Bene, né può essere se non in qualche bene. I soli beni possono essere in qualche posto, i soli mali no; poiché le nature, anche quelle che sono viziate dal vizio della cattiva volontà, in quanto sono viziose, sono cattive, ma, in quanto sono nature, sono buone.